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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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11 A risentirne sono soprattutto le province e l’Italia meridionale, incapaci di sopportare i costi necessari, per l’esiguità dei lettori e degli investimenti pubblicitari. 21 Ma le fasce di lettori continuarono, seppur lievemente, ad allargarsi, soprattutto per l’introduzione della cronaca. I modelli dell’epoca erano due: il Corriere della Sera di Luigi Albertini e Il Mattino di Edoardo Scarfoglio. Tanto Albertini era attento alla qualità dell’informazione, alla solidità dell’impresa e all’imparzialità nella registrazione degli eventi e dei giudizi, quanto Scarfoglio insisteva su toni strillati e demagogici. Tanto il primo prediligeva e imponeva uno stile misurato e accorto, quanto il secondo alternava l’attenzione spregiudicata alla politica con l’apertura al costume. Tanto l’uno parlava esplicitamente alle élite, quanto l’altro strizzava l’occhio ai nuovi ceti recentemente alfabetizzati. Ma proprio ne Il Mattino, nonostante la novità dell’approccio e l’introduzione di generi che diventeranno fondamentali nei quotidiani di oggi, si riscontrava già il difetto insito in tanta parte della stampa italiana, il neo che ci proponiamo di dimostrare come il maggiore fattore di insuccesso per un giornale: la mancata definizione del proprio pubblico. Lo sottolinea Sorrentino: Il tentativo di mescolare tendenze elitarie con tendenze popolari è conseguente alla mancata individuazione di una precisa audience. Diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi, in particolare, quelli anglosassoni, in Italia non si formano due distinti pubblici: il primo formato dalle classi dirigenti e orientato ai quotidiani d’élite; il secondo composto dai nuovi ceti sociali formati dal processo d’industrializzazione e urbanizzazione, attratti dalla capacità della stampa popolare di raccontare la loro vita quotidiana […]. 22 Il secondo pubblico individuato dal sociologo non venne coinvolto in un processo ampio di modernizzazione che contemplasse, accanto allo sviluppo industriale, l’evoluzione sociale e culturale. Non ci fu una mobilitazione intellettuale in grado di coniugare le antiche tradizioni del Paese con una nuova sensibilità basata sulla libertà e sulla responsabilità. Secondo Eisenstein, l’alfabetizzazione cresce rapidamente solo quando i singoli colgono un senso nell’apprendere pratiche difficili 23 , quando si sentono protagonisti della storia. In Italia manca questa spinta e i quotidiani non riescono a fornirla, perché incarnano una logica paternalistica. Si trascurano le realtà più vicine alle esigenze dei cittadini. Il giornale parla soltanto a loro […] ma non di loro. 24 Prevaleva la concezione del lettore come cittadino da educare e del giornalista come pedagogo, con conseguenze molto rilevanti sull’etica dell’operatore dell’informazione: 21 C. Sorrentino, I percorsi della notizia, cit., pag. 35. 22 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 38. 23 Cfr. E. L. Eisenstein, La rivoluzione inavvertita. La stampa come fattore di mutamento, 1979, tr. it. Il Mulino, Bologna, 1985. 24 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 39.
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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Perrone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Mario Morcellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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