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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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13 apposito, il Psychological Warfare Branch, chiamato a creare propri organi d’informazione nelle città liberate e a coadiuvare i movimenti di liberazione, controllandone l’attività. Gli alleati cercarono sì di favorire lo sviluppo di capacità imprenditoriali attraverso la costituzione di cooperative di giornalisti, ma esercitarono anche pressioni affinché le grandi testate fossero restituite ai proprietari (è evidente in questa mossa il timore di cedere il controllo politico alle forze di sinistra). Il primo intento fallì. Sul secondo, il Comitato di liberazione nazionale espresse perplessità sia perché il Cln intendeva esprimere attraverso la stampa ogni possibile energia politica, sia perché temeva il ritorno di editori compromessi con il fascismo. Non solo: il Comitato tendeva a riproporre un progetto pedagogico per costruire i valori della partecipazione e della democrazia, mentre l’impostazione anglosassone si basava sui principi dell’emancipazione individuale e della difesa estrema della libertà di stampa. Il risultato fu la restituzione delle testate tradizionali ai loro editori, ma anche la proliferazione di tanti nuovi giornali, espressione delle diverse forze politiche. Murialdi commenta: Le vecchie testate, appena camuffate da “nuovo” e “nuova” (composto con caratteri sempre più piccoli) sono avvantaggiate dalle radicate abitudini dei lettori che appartengono nella grandissima maggioranza alla media e alta borghesia, dalle disponibilità finanziarie e dal mestiere dei giornalisti. 29 All’appuntamento con la democrazia, il panorama della stampa quotidiana si presentò estremamente frastagliato: Continua la girandola delle testate. Decine di giornali nascono e scompaiono, anche nel giro di pochi mesi. Nessuno è in grado finora di stabilire effettivamente quanti quotidiani siano usciti nell’immediato dopoguerra in Italia. In certi momenti la cifra è vicina a 150. A Roma la media oscilla tra 20 e 25 testate; a Milano tra 16 e 18. A Torino 9, a Genova 7. 30 Prevaleva la politica, sempre e comunque, con gli editori interessati a compiacere il potere e una classe di giornalisti salvata dalla mancata epurazione e cresciuta professionalmente durante il fascismo. Non per questo allineati all’ideologia del regime, ma comunque “abituati a ubbidire, quindi ben pronti a riadattarsi al clima autoritario che gli editori restaurano nei giornali” 31 . Ecco come un osservatore straniero rilegge quegli anni: Dopo il ventennio fascista, alla stampa italiana si presentò un’occasione unica per risorgere adottando nuovi parametri di completa libertà e divincolarsi completamente dal potere politico. In realtà ciò non avvenne, mentre invece rimasero intatte alcune caratteristiche dell’ordinamento fascista che si tramandarono alla nuova stampa italiana, viziandone così la nascita. 32 La connotazione partitica, la moderazione degli editori e la riorganizzazione del settore giornalistico secondo criteri corporativi resero arduo alla stampa il compito di 29 P. Murialdi, La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo, Laterza, Roma-Bari, 1995, pag. 38. 30 P. Murialdi, La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo, cit., pag. 52. 31 C. Sorrentino, I percorsi della notizia , cit., pag. 59. 32 W. M. Achtner, Penne, antenne e quarto potere, Baldini e Castoldi, Milano, 1996, pag. 67.
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Manuale di sopravvivenza quotidiana. Giornali in Italia tra successo e insuccesso

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Perrone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Mario Morcellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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