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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna

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3 INTRODUZIONE All'interno di ogni lingua vi sono delle varianti determinate dai fattori più disparati quali l’età, la posi- zione sociale, l'occupazione, ecc. che possono avere da lingua a lingua diversa presenza e vario grado d'impor- tanza, secondo i valori sociali della comunità che utilizza la lingua. Ma c'è una variante che è presente in tutte le lingue, almeno tutte quelle finora studiate: è quella legata al sesso del parlante. All'interno di questo duali- smo linguistico (varietà maschile vs. varietà femminile) la differenziazione viene a presentarsi con caratteri tipici ed esclusivi di ogni lingua. Ma se tale differenza è palese in alcune lingue (essendo codificata), in altre la linea di demarcazione tra le due varietà è più o meno nitida. Nessuna delle due varianti, in nessuna lingua, può però vantarsi di essere quella "vera", quella "standard". Ne deriverebbe altrimenti, una superiorità intellettuale da parte di uno dei due gruppi (uomini o donne) che costituiscono la comunità dei parlanti. Tesi ovviamente inaccettabile da un punto di vista scientifico, in quanto indimostrabile. Tuttavia, per anni la linguistica ha inda- gato sul come e sul perché le donne parlassero diversamente: ma diversamente da chi? E' pur vero che per se- coli e in ogni civiltà coloro che hanno "fatto" e utilizzato la lingua nel modo più creativo e produttivo sono stati uomini: ci riferiamo a scrittori, uomini di religione, scienziati, ecc.; ma se poi paragoniamo il numero di tali parlanti con il resto di tutti gli altri parlanti, tali uomini rimangono pur sempre un’esigua minoranza. L'atteggiamento di presunta superiorità della variante maschile riflette, del resto, il ruolo dell'uomo al- l'interno della società durante tutta la sua storia. Oltretutto, in molte società, alcune professioni che avevano un rapporto particolare con la lingua quali: scribi, preti, esegeti, politici erano esclusivo appannaggio degli uomini ed in alcuni casi rigorosamente vietati alle donne. C’è da aggiungere ancora che tutti i profeti, gli iniziati, i fondatori di tutte le religioni antiche e di ogni civiltà, sono stati uomini (Gesù, Buddha, Maometto, Lao Zi, Confucio, ecc.) i cui testi, scritti da loro stessi o riportanti le loro parole, hanno costituito per secoli, nelle ri- spettive civiltà, i "libri" per eccellenza, alle cui parole, i vari esegeti, hanno trovato significati reconditi, signi- ficati di enorme importanza per la vita dei singoli, della comunità tutta e del futuro di entrambi. Inutile ricorda- re che coloro che ricercavano ed individuavano tali significati reconditi erano ancora una volta uomini e non donne. Tutto questo attribuiva loro un potere, oltre a quello già posseduto, anche nel campo della lingua, delle sue regole e del suo corretto utilizzo. Sono stati quindi gli uomini e non le donne a sviluppare nei secoli le lingue, a codificarne l'uso ed a re- golamentarlo. In Giappone ad esempio, con l'introduzione dei caratteri e ella lingua cinese, questi divennero appannaggio degli uomini di corte, mentre per le donne venne sviluppato un alfabeto sillabico (lo hiragana). Ma il linguaggio è sessista, cioè privilegia un sesso (più precisamente quello maschile) rispetto all'altro anche nel lessico: ad esempio quando si dice "Uomo" ci si riferisce sia al maschio dell'homo sapiens, sia al- l'homo sapiens nel suo complesso. Nelle lingue che distinguono i generi, per molte professioni, esiste solo il termine al maschile per indicare sia gli uomini sia le donne. Ma anche quando si producono messaggi destinati a tutti si utilizza la forma maschile per indicare sia gli uomini sia le donne. Ad esempio è frequente dire "Tutti gli studenti..." in una scuola frequentata da entram- bi i sessi o addirittura solo femminile. Ciò e sicuramente un retaggio dell'antico predominio sociale degli uo- mini, che si è trasformato in una norma linguistica accettata da tutti, spesso inconsciamente, anche oggi in una società fortemente egualitaria. Analizziamo ora quali sono le differenze più comuni tra le due varietà e le loro motivazioni.
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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Paolo Calvetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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Parole chiave

sociolinguistica
viaggio a tokyo
lingua giapponese -
linguaggio maschile
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