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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna

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5 na tale linguaggio e ritorna ad uno più tipicamente femminile. Tuttavia casi inversi, di uomini cioè che utiliz- zano forme femminili, sono molto più rari e vengono quasi sempre stigmatizzati e/o ridicolizzati. Un altro degli stereotipi attribuiti alle donne era la logorrea; studi recenti (Hilper et alii, 1975; Soskine e John, 1963) hanno invece dimostrato il contrario: in gruppi misti sono gli uomini a parlare di più. Come sono gli uomini che tendono più facilmente ad interrompere le donne che viceversa e le donne permettono più fa- cilmente di essere interrotte; ciò indicherebbe sottomissione agli uomini (Zimmerman e West, 1975). Un altro indice della supremazia maschile sembrerebbe la facilità degli uomini ad ingaggiare duelli verbali (Mitchell- Kernan, 1973). Forse perché secondo alcuni studi (Argyle et alii, 1970; Rosenthal et alii, 1974) le donne sem- brano più sensibili agli stimoli ed ai suggerimenti non-verbali. Così come generalmente gli uomini tendono più a discutere sugli argomenti formulati da altri uomini, mentre le donne sono più inclini a convenire con gli ar- gomenti formulati da altre donne, ed è forse per questo che in coppie dello stesso sesso, come suggerisce Hir- schmann (1973) in base ad analisi sperimentali, le donne possono parlare tra loro più facilmente di quanto lo facciano gli uomini. Inoltre, sembra (Jespersen, 1922; Flexner, 1960) che le donne siano meno portate degli uomini a bestemmiare, ad usare un linguaggio più gentile e ad usare forme più corrette anche da un punto di vista fonologico. Anche tutto ciò sembrerebbe derivare da una posizione di supremazia maschile in quanto, le donne, comportandosi in tal modo, utilizzando un linguaggio "socialmente" più elevato, facilitano il loro in- gresso e la loro posizione all'interno della comunità. Da un punto di vista più strettamente tecnico, le differenze possono essere basate sul sesso: 1. del Parlante 2. dell'Ascoltatore 3. di colui di cui si sta parlando 4. del sesso di chi parla e di chi ascolta Il quarto caso è il più raro anche se esistono lingue in cui vi sono delle varietà utilizzate solo ed esclusi- vamente tra parlanti maschili, come nelle lingue Chiquita (S. America) e Yana (N. America). Tuttavia un universale linguistico sembra essere la differenziazione di alcuni nomi, basata sul sesso di colui di cui si sta parlando. Ed un altro sembra essere la differenziazione nei nomi basata sul sesso dell'interlo- cutore nelle lingue che hanno differenze basate sul sesso del parlante (Bodine, 1975). C'è da precisare ora che le differenze di cui abbiamo parlato sono quasi esclusivamente di tipo morfolo- gico, mentre differenze di tipo fonologico sono sorprendentemente poche (Bodine, 1975). Inoltre nessuna lin- gua presenta cospicue e profonde differenze sintattiche nei due sessi, mentre differenze superficiali appaiono abbastanza spesso come marche sessuali costanti. Oltre a queste, possono esserci differenze nel lessico utilizzato, le quali possono essere sia esclusive sia preferenziali da parte dei due sessi. Le donne usano generalmente più parole implicanti sentimenti, emozioni e motivazioni, mentre gli uo- mini più parole implicanti tempo, spazio, quantità ed azioni distruttive (Glaser et alii, 1959 pp.182-191). Inol- tre, agli uomini viene associato uno stile cognitivo-analitico che li porterebbe a collocare i loro enunciati nello spazio, più di quanto lo facciano le donne. Viceversa, lo stile cognitivo-sintetico, normalmente associato alle donne, le porterebbe ad interessarsi più a come le azioni si svolgono che dove e quando (Barron, 1971 cit. in Shibamoto, 1985). Nella stessa ricerca viene affermato che nello stile interattivo gli uomini sono più orientati verso se stessi, mentre le donne più verso gli altri (Barron, 1971). Se ne può dedurre, quindi, che il linguaggio maschile è caratterizzato dall'azione e dalla proiezioni di se stesso come attore nel suo ambiente. Abbiamo quindi visto, in questa brevissima rassegna, che gli studi più moderni hanno investigato in o- gni campo le differenze sessuali nel linguaggio, ma c'è ancora moltissimo da fare, anche perché la società, in continua e rapida evoluzione, tende a sconvolgere i tradizionali ruoli assegnati ai due sessi; ed abbiamo visto come molti comportamenti linguistici abbiano alla base tale distinzione di ruoli. Ma c'è un punto di partenza che dovrà segnare gli studi futuri, senza il quale questi perderebbero la loro attendibilità, si dovrà cioè non considerare più il linguaggio maschile quello neutro e quello femminile come quello marcato.
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Il linguaggio maschile nella lingua giapponese moderna

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Paolo Calvetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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Parole chiave

sociolinguistica
viaggio a tokyo
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linguaggio maschile
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