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L'immigrazione femminile in Italia

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istituti assistenziali o abbandonati negli orfanotrofi cittadini. Anche in questo caso le politiche dei Paesi di partenza che incoraggiano le migrazioni temporanee di donne e quelle dei Paesi di immigrazione, restrittive, spesso ancora influenzate dall'idea della temporaneità delle migrazioni, si combinano nell'imporre alle donne costrizioni che le riducono al semplice rango di forza lavoro, eliminano gli spazi di autonomia e quindi rendono difficile la costruzione di una vita personale. Ritagliarsi spazi di vita sociale ed associativa è dunque per queste donne un compito difficile, che segue modalità specifiche. Le due tipologie di donne migranti sole, alle quali si è accennato più sopra, anche se non sempre si presentano isolate, ma piuttosto interrelate tra loro, costituiscono un punto di riferimento interpretativo dei comportamenti e delle soluzioni date ai problemi. Da un lato le donne per cui la difficoltà della sopravvivenza economica in quanto single (senza un uomo o sostentamento familiare) rende obbligatoria la scelta migratoria, anche quando rappresenta un salto nel buio; dall'altro quelle in cui la scelta diventa liberatoria nell'aspirazione a fuggire dall'oppressione sessista e patriarcale. Le prime, chiamate les instrumentalistes proprio perché considerano la migrazione essenzialmente strumentale e di durata limitata, sono per la maggior parte madri di famiglia, appartenenti a etnie differenti ma spesso provenienti da ambienti rurali. Fortemente legate alla tradizione del Paese d'origine, il loro ruolo consiste nel mantenere salda la stabilità del gruppo di appartenenza. Rinchiudersi nel mondo relativamente protetto della famiglia consente loro di astrarsi dai problemi dell'ambiente esterno, e di sopportare talora meglio i disagi legati all'emigrazione. Le modificazioni comportamentali che questa richiede loro, vengono vissute come esteriori e reversibili, non in grado di minacciarne l'identità culturale. Pertanto possono tagliarsi i capelli, dismettere il velo, trasformare le loro abitudini alimentari, solo per adattarsi al mondo occidentale quel tanto che basta, considerando tali pratiche come aggiustamenti funzionali che non sovvertono il loro sistema normativo. La moda (e la ricerca di invisibilità e camaleontizzazione) può aiutare e suggerire di non portare il velo quando si vive in Europa, ma la cultura tradizionale torna egemonica nella trasmissione educativa. Fondamentale è dunque per queste donne la conservazione dei valori vissuti ed espletati nella propria tradizione: l'organizzazione di feste familiari o della comunità di appartenenza, il combinare matrimoni o il mantenimento delle relazioni parentali nella società di accoglienza e con il gruppo familiare ancora residente in patria, compiti tradizionalmente femminili, secondo un sistema di commérage che mantiene il perpetuarsi della cultura d'origine. Ma spesso accade che le condizioni necessarie all'espletamento di questa funzione vengano meno e la donna si ritrova privata di un ruolo essenziale, indicatore di uno status e di un prestigio
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L'immigrazione femminile in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Dellafiore
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Giuliano Piazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

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