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L'immigrazione femminile in Italia

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gran parte, alla trasformazione di molti centri piccoli e medi in città con oltre un milione di abitanti o addirittura in vere e proprie megalopoli. Ne è derivato un gravissimo degrado dell'ambiente e il tracollo dei trasporti, delle comunicazioni e di tutti gli altri servizi (igienici, sanitari ed educativi), con un ulteriore deterioramento delle già precarie condizioni di vita e un forte impulso alle manifestazioni di aggressività e violenza. Ciò basta a dare un'idea dell'insostenibile pressione demografica e sociale che si sta accumulando nelle megalopoli del Terzo mondo. Carenti d'infrastrutture, perché proliferate al di fuori di ogni piano urbanistico, e in gran parte prive di un'effettiva funzione produttiva, queste città diventano un'inarrestabile fucina di migranti. Ma i processi di inurbamento e di socializzazione nei Paesi d'origine inducono anche l'apprezzamento di un modello di vita più moderno, che rappresenta una motivazione ulteriore per affrontare l'avventura migratoria nei Paesi industrializzati. Gli inurbati, dopo avervi assaporato un modello di vita che li accultura alla modernità, anche se insoddisfatti non ritornano infatti quasi mai ai loro villaggi o campagne. Piuttosto spiccano il balzo per le grandi città dell'Occidente. Tra i fattori d'espulsione hanno un peso specifico significativo i conflitti razziali ed etnici, i colpi di stato militari e situazioni di notevole degrado ecologico. Anche le donne sono interessate da questi processi, e si trovano coinvolte nella scelta migratoria, indirizzata verso ben precise attività lavorative. Per quanto concerne i fattori d'attrazione, determinanti sono, altre al desiderio di ricongiungersi ai familiari già emigrati, anche le motivazioni di ordine economico, sollecitate da una sostenuta richiesta di manodopera, anche se dequalificata, esistente nel basso terziario o nell'agricoltura in nero, determinata anche dalla caduta del tasso di natalità e dall'invecchiamento della popolazione nei Paesi industrializzati. L'Italia è divenuta Paese d'immigrazione più tardi rispetto ad altre nazioni europee. L'arrivo delle prime consistenti migrazioni nel nostro territorio nei primi anni Settanta, coincide con l'attuazione di misure restrittive da parte dei Paesi d'immigrazione tradizionale, al fine di limitarne il flusso. Numerosa è la presenza di donne provenienti da diversi Paesi, impiegate per lo più nell'ambito dei lavori domestici, ma a volte coinvolte in attività alternative del terziario che, in taluni casi e per alcune etnie in particolare, coincidono con le attività legate alla prostituzione ed alla piccola criminalità. L'immigrazione femminile è un fenomeno che coinvolge maggiormente alcuni Paesi piuttosto che altri ed ognuno di loro si caratterizza, inoltre, per la diversità della tipologia migratoria. Esistono dunque delle dinamiche non solo economiche, ma anche sociali e politiche, tanto a livello dei Paesi di partenza che di quelli di arrivo, che determinano la distribuzione delle donne migranti, per gruppi etnici, in determinati settori occupazionali.
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L'immigrazione femminile in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Dellafiore
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Giuliano Piazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

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