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L'immigrazione femminile in Italia

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Differenti sono le politiche migratorie adottate dai diversi Paesi della UE, tra i quali la situazione italiana è considerata 'anomala'. Quelle dei Paesi europei con un'antica tradizione d'immigrazione si sono basate su una politica sociale atta a gestire sia il flusso degli immigrati in entrata, sia la presenza già consolidata nel proprio territorio. La realtà migratoria in Francia, si è caratterizzata per il suo "assimilazionismo etnocentrico", utile sia per fronteggiare la progressiva crisi demografica del Paese, fenomeno comune in tutta l'Europa occidentale, sia per sopperire alla carenza di manodopera autoctona. Il progetto assimilazionista si fonda sull'assunto che gli immigrati, per integrarsi positivamente, debbano abbandonare la cultura d'origine per la cultura, le abitudini e la lingua francese, in perfetta consonanza con l'idea che della nazione ha la Francia. Nella centralizzazione dello stato esclude nei fatti le minoranze etniche, alle quali arriva a concedere anche la cittadinanza ma solo se perfettamente assimilate, indifferente alle esigenze culturali delle diverse popolazioni provenienti in maggioranza dalle ex colonie. La politica immigratoria britannica, caratterizzata da una strategia libertaria e autonomistica, è disponibile, a certe condizioni, ad accettare la specificità e il particolarismo. Le minoranze etniche possono godere della propria autonomia, conservare le proprie tradizioni culturali, in quanto si da per scontata l'impossibilità che i propri membri possano mai diventare autentici britannici. Di fatto ghettizzati nella loro inferiorità, li si emargina in posizioni che possano nuocere il meno possibile, e attraverso i margini di autonomia concessa viene a evidenziarsi una libertà fittizia che non è altro che una delle forme del "pluralismo ineguale". Anche l'impostazione culturale della politica immigratoria britannica risente della caratteristiche del suo passato coloniale. L'autonomia veniva concessa solo se i colonizzati riconoscevano la superiorità e sovranità del governo britannico. La flessibilità di questo sistema ha potuto dare, fino a pochi decenni fa, risposte adeguate alle domande che le mutevoli situazioni sociali ponevano, ma attualmente è costretta a scontrarsi con i problemi posti dalla seconda e terza generazione di immigrati, che nella consapevolezza dei propri diritti sociali e politici, coniugati con la difesa della propria specificità culturale, non sono più disposti ad accettare la condizione di subalternità nella quale sono stati relegati da sempre. La società italiana, che si distingue per la sua anomalia immigratoria, ha visto questo fenomeno presentarsi in forme consistenti dagli inizi degli anni Settanta, quando cioè i Paesi di tradizionale immigrazione avevano dato avvio ad una 'politica degli stop'. In questo mutato panorama europeo, la soluzione italiana adottata per l'immigrato non ha rappresentato l'opzione da privilegiare, quanto piuttosto una soluzione di ripiego non particolarmente accettata e desiderata, a causa della progressiva crisi economica nazionale, e della disoccupazione crescente anche tra gli stessi autoctoni. Per la migrazione extracomunitaria proveniente dall'Africa e dall'Asia, determinanti nella
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L'immigrazione femminile in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Dellafiore
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: GiulianoPiazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

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