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Le comunità straniere nell'area romana: caratteristiche e processi d'integrazione

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3 Il dato complessivo indica che quasi due terzi degli immigrati non hanno mai contratto matrimonio, né qui, né altrove, e ciò significa che si tratta di individui che ancora non hanno messo radici e non hanno formato una famiglia, forse perché l'intenzione di costituirsi in nucleo famigliare non è un progetto da realizzare nell'area romana; il terzo restante di stranieri è attualmente coniugato, anche se non è detto che abbia il partner al seguito. Le percentuali più alte di coniugati si trovano nelle comunità cinese, cingalese, romena, filippina, bengalese, albanese, egiziana, marocchina, jugoslava e tunisina. Fra chi arriva a vario titolo con prole al seguito, si trova nuovamente la comunità cinese al primo posto, quelle dei paesi a sviluppo avanzato, quella tunisina, albanese, egiziana, jugoslava e marocchina. Curiosamente, mentre i cinesi si confermano ai primissimi posti per presenze di coniugati e di persone con prole al seguito, i bengalesi e i filippini, appena citati fra coloro che vantano più persone che hanno contratto matrimonio, hanno pochissima prole al seguito. La durata di permanenza consente di ricostruire le ondate successive che hanno caratterizzato la storia della presenza straniera nell'area romana. Il soggiorno, che si protrae da 5 a 9 anni, costituisce la classe modale e raccoglie quasi un terzo dei soggiornanti, cui segue la durata compresa tra 1 e 4 anni. Si può osservare che in queste due classi cadono la sanatorie del 1990 (Legge Martelli) e la successiva del biennio 1995/96 (sanatoria Dini). La presenza straniera nell'area romana è cambiata profondamente nel corso degli anni; Roma, caratterizzata da immigrati provenienti da paesi a sviluppo avanzato come Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna, ha sperimentato, negli ultimi quindici anni, arrivi dai paesi nord africani e dai paesi dell'Asia orientale, Filippine e Cina in prevalenza, sostituiti nell'ultimo decennio da peruviani, bengalesi e polacchi e, infine, nell'ultimo quinquennio, da altre comunità dell'Europa orientale, (albanesi e romeni). La quota più alta di permessi di soggiorno viene rilasciata per motivi di lavoro e di famiglia, i primi superano la metà, mentre quelli di famiglia si attestano sul 15 %. I motivi religiosi coprono un quarto del totale dei permessi e quelli per residenza elettiva una percentuale molto esigua. Filippine, Sri Lanka, Perù, Egitto e Marocco sono caratterizzati da quote più alte di motivi di lavoro dipendente. La ricerca di lavoro appare più spesso nei permessi di soggiorno dei bengalesi, marocchini, albanesi, rumeni, egiziani, polacchi e peruviani. Nel lavoro autonomo primeggiano i cinesi, seguiti con uno scarto molto forte dai paesi a sviluppo avanzato e da egiziani e marocchini. Va anche detto che Roma non è ai primi posti in Italia per tassi di imprenditorialità, inoltre i settori economici in cui oggi si registrano i tassi più elevati di apertura di nuove aziende caratterizzano altre regioni e altre provincie. I permessi rilasciati per ricongiungimento famigliare vedono primeggiare nuovamente i cinesi, anche qui con la percentuale più alta e con un netto divario verso gli altri paesi, con un permesso ogni tre rilasciati alla comunità. La somma dei motivi di lavoro e famiglia individua senza ombre di dubbio i paesi che migrano in Italia per altri motivi, così per francesi, britannici e tedeschi sussistono altri forti motivi per risiedere a Roma. Il lavoro dipendente è il primo motivo di soggiorno per quasi tutti i paesi, ad eccezione del Bangladesh per cui lo è la ricerca di lavoro, e Spagna, Stati Uniti, India, Brasile e Messico, aventi i motivi religiosi come motivazione prevalente. I residenti stranieri sono stati studiati in due anni di calendario, il 1998 ed il 2000; un periodo limitato, ma di notevoli trasformazioni. Nel biennio 1998/00 hanno subito l'incremento più alto i rumeni, praticamente raddoppiati, gli albanesi, i peruviani, i polacchi e i bengalesi. Forti ribassi si colgono per la comunità jugoslava ed etiope. Roma raccoglie una quota superiore all'80 % di tutti gli stranieri residenti in provincia e una percentuale inferiore al 15 % di tutti gli stranieri residenti in Italia. Le comunità bengalese, filippina, polacca, spagnola, peruviana ed egiziana risultano più presenti a Roma che nel resto d'Italia. Marocchini, albanesi e tunisini, a mano a mano che ci si avvicina al comune di Roma, partendo dall'Italia, perdono gradualmente importanza e vengono preceduti da altre comunità, specifiche e concentrate nel territorio di Roma, come cinesi, cingalesi, spagnoli, peruviani e bengalesi. La comunità cinese, molto concentrata nel comune se messa a confronto con la provincia
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Le comunità straniere nell'area romana: caratteristiche e processi d'integrazione

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Bendandi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Scienze Statistiche, Demografiche e Sociali
  Relatore: Oliviero Casacchia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 351

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Parole chiave

immigrazione
integrazione
permesso di soggiorno
comunità straniere
immigrati regolari

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