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La sua previsione all’interno dell’assetto normativo confermerebbe l’opinione che il diritto alla privacy tende a spostarsi dall’originario “diritto ad essere lasciati soli”, rispetto al quale la prestazione del consenso poteva apparire come la conseguente libertà di scegliere le informazioni che si è disposti a cedere, verso un più moderno e dinamico diritto “a controllare l’uso che altri faccia delle informazioni che riguardano la propria persona”. 62 Le differenze della normativa in esame rispetto al “classico” diritto alla riservatezza 63 non possono, certamente, essere negate e appaiono in tutta la loro evidenza già dal confronto tra l’ambito di applicazione della 675 e la porzione di realtà sociale presa in considerazione dalla giurisprudenza, nella creazione del diritto medesimo. Ciò sta a significare, ancor prima di prendere posizione in merito al grado di tutela offerto dalla normativa in esame, che il legislatore ha affrontato il problema del riserbo da un’ottica diversa rispetto ai noti e tormentati diritti della personalità, concentrandosi, invece, sulla regolamentazione di un’attività: il trattamento dei dati personali. 62 S.RODOTÀ, Tecnologie e diritti, Bologna, 1995, p.80. A tal proposito la C.CAMARDI, op.ult.cit., p. 51, parla di “ristrutturazione del diritto alla privacy”. 63 L’attenzione verso l’interesse del singolo a “vivere per conto suo” è di origine americana, come già sottolineato (cfr. nota 18). Quando il dibattito è approdato in Italia, il termine “privacy” fu tradotto con “riservatezza” da A. DE CUPIS, Il diritto all’onore e alla riservatezza, Milano, 1948, e dallo stesso autore fu definita come “quel modo di essere della persona, il quale consiste nella esclusione dall’altrui conoscenza di quanto ha riferimento alla persona medesima” (A. DE CUPIS, voce Riservatezza e segreto (diritto a), in Novissimo Digesto, vol.XVI, 1969, p.115. In Italia, quindi, mediante il termine riservatezza veniva individuato l’interesse alla non conoscenza, alla non pubblicazione delle vicende personali, in una visione di stampo individualistico, succube di un modello ricostruttivo di tipo proprietario. Pertanto, nonostante con il termine riservatezza si intendesse tradurre quello di privacy del common law, i due concetti sostanzialmente avevano due contenuti diversi: la riservatezza italiana, trasportata nel sistema di common law avrebbe, infatti, identificato una delle modalità di lesione di ciò che gli americani chiamavano privacy. Il percorso verso l’affermazione giurisprudenziale circa l’esistenza dei diritti della personalità, tra i quali è annoverabile anche la riservatezza, non è stato, però, né semplice né breve. Com’è noto, infatti, soltanto nel 1975, trovandosi a pronunciarsi sul “caso Soraya Esfandiari” (Cass. 2129/1975), la Corte di Cassazione ammise definitivamente l’esistenza di un diritto alla riservatezza. L’evoluzione giurisprudenziale è compiutamente tratteggiata da C. COSSU, Dal caso Soraya alla nuova legge sulla riservatezza, in Contratto e Impresa, 1998, p.55 ss.
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Informazioni tesi

  Autore: Serena Marzucchi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Comporti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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Parole chiave

dati personali
dati sensibili
diritto all'autodeterminazione informativa
revoca del consenso
spamming
tutela della privacy
diritto alla riservatezza
legge n. 675-1996
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