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La pena di morte tra etica della vita e autorità dello Stato

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LA PENA DI MORTE capitali, ai danni degli �spettatori�! 11 Infatti diverse ricerche mostrano come, negli Stati dove vige la pena di morte ed � (o era) pubblica, la gran parte dei criminali aveva assistito ad un�esecuzione, a volte commettendo furti proprio a danno delle altre persone che erano distratte dallo �spettacolo� della condanna. 12 La convinzione che la pena capitale possa avere un effetto deterrente conduce a conseguenze paradossali; se infatti essa � capace di distogliere i potenziali criminali dal commettere il male, allora dovrebbe essere applicata il pi� possibile: pi� esecuzioni, pi� forte la dissuasione. Cos� da una parte la pena di morte dovrebbe portare ad una diminuzione dei delitti, ma d�altra parte il calo dei delitti, e quindi delle relative condanne e applicazioni della pena capitale, avrebbe l�effetto di non rendere frequente l�uso di un mezzo dissuasivo efficace. La conseguenza sarebbe, in definitiva, un aumento dei reati. Tutto ci�, evidentemente, � contraddittorio. Oltre a tutto questo, occorre dire che la contestazione dell�effetto deterrente della pena di morte tocca anche un livello pi� profondo, cio� la considerazione che l�essere umano non pu� mai essere trattato come un mezzo in vista di un fine, come sosteneva I. Kant (che per� accettava la pena di morte per altri motivi). Difendere la pena capitale come strumento che serve per dissuadere altri potenziali criminali, oltre che praticamente falso, � anche profondamente ingiusto, perch� significa considerare la punizione che si infligge ad un essere umano non tanto a partire dalla sua �giustezza�, ma in relazione al fine buono che ne pu� derivare. Se anche si dimostrasse che questo fine buono si pu� effettivamente perseguire, ci� non potrebbe autorizzare a sopprimere una vita umana. Non ogni mezzo � infatti lecito per ottenere un fine buono. Al termine della presentazione del primo argomento usato dagli abolizionisti contro la pena di morte, occorre fare un�osservazione: questo argomento ha un certo impatto, dovuto alla conferma delle ricerche statistiche, ma anche una sua debolezza. Se infatti �si potesse dimostrare in modo inconfutabile che la morte ha, per lo meno in 11 Cfr. J. TOULAT, Un combat pour la vie, 89: �A l��poque o� les voleurs � la tire �taient pendus, les pickpockets exer�aient leurs talents parmi les badauds qui entouraient la potence�Trois bourreaux eux-m�me qui avaient souvent mani� la corde fatale commirent par la suite des crimes passibles de la potence�. 12 Cfr. F. TARGOŃSKI, �La pena di morte�, 215: �Una statistica, stabilita in Inghilterra all�inizio del secolo, dimostra che su 250 impiccati, 170 avevano gi� assistito personalmente ad una o a due esecuzioni capitali. Ancora nel 1866, su 67 condannati a morte, che erano sfilati nella prigione di Bristol, 64 avevano assistito almeno ad una esecuzione�.
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La pena di morte tra etica della vita e autorità dello Stato

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Tamanti
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Dottorato in teologia
Anno: 2002
Docente/Relatore: Philipp Schmitz
Istituito da: Pontificia Università Gregoriana
Dipartimento: Facoltà di teologia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 373

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Parole chiave

pena di morte
teologia morale
chiesa cattolica
sacralità della vita
etica cattolica
evangelium vitae
inviolabilità della vita
pena capitale
etica della vita
autorità dello stato
catechismo della chiesa cattolica

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