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La tutela dei dati personali su Internet

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8 all’intimità della vita privata. Anche se in ritardo rispetto ai Paesi di common law, il caso in questione è arrivato fino in Italia e non sono mancate considerazioni dottrinali, le quali tradussero il termine privacy in riservatezza, cominciando a prospettare il riconoscimento del relativo diritto. Tuttavia, prima di operare il “trapianto” in termini comparatistici, la giurisprudenza italiana ha avuto un iter più lungo rispetto alla giurisprudenza europea, come a voler frenare gli entusiasmi di chi, nella dottrina italiana, aveva tentato di legare il caso americano alle allora scarne disposizioni di legge. 2 Non sono mancate, inoltre, autorevoli opinioni di chi sosteneva che il diritto alla riservatezza non avesse fondamento giuridico nel nostro sistema 3 , e anche questo può aver influito nel ritardo della giurisprudenza. Tuttavia, si possono delineare delle precise fasi che hanno poi portato al riconoscimento, almeno giurisprudenziale, del diritto in questione. In un primo momento, si escluse l’esistenza del diritto alla riservatezza, perciò si negava l’azione risarcitoria (o inibitoria), oppure la si concedeva sulla base di diversi diritti della personalità già riconosciuti, come diritto al nome, il diritto all’immagine, il diritto all’onore e alla reputazione. Inoltre, la contrapposizione degli orientamenti tra le corti di merito, più aperte al riconoscimento di nuovi diritti, e la Corte di Cassazione, più rigida nell’applicazione delle norme, rese più difficile l’ingresso del diritto alla riservatezza nel nostro ordinamento. I primi casi inerenti alla violazione della privacy riguardano persone notorie e risalgono agli anni Cinquanta; nel dopoguerra la stampa e i mezzi di comunicazione si svilupparono velocemente e non vi erano limiti alla critica e alla pubblicazione di fatti personali dei personaggi di spicco. Si venne così a creare il terreno adatto per nuove esigenze di tutela, che andavano oltre i diritti allora riconosciuti. I casi in questione sono tre : Il caso Caruso 4 , 2 Rodotà S., Tecnologie e Diritti,Bologna, 1995 e Tecnopolotica, Roma-Bari,1997 . Anche altri, quali Alpa, Bessone, Losano, hanno contribuito dall’inizio degli anni settanta ad ampliare gli orizzonti normativi della privacy, aprendo discussioni e proponendo progetti normativi che hanno segnato, in seguito, la storia della privacy in Italia, partendo dalle banche dati fino ad Internet. 3 Pugliese G., Il preteso diritto alla riservatezza e le indiscrezioni cinematografiche, in Foro it.,1954, I, c.117 4 Trib.Roma, 14 ottobre 1953, in Foro It.,1954,I,115. Il caso riguardava la vita privata del grande tenore Enrico Caruso, romanzata nel film “Leggenda di una voce”, nel quale veniva fatto riferimento ad alcuni episodi che descrivevano, tra l’altro, l’umile ambiente nel quale era vissuto il tenore in gioventù, la tendenza alla ubriachezza, il tentativo di suicidio. Gli eredi di Caruso considerarono offensivo dell’onore e della riservatezza queste sequenze e citarono in giudizio la società produttrice del film. In primo grado, la corte riconobbe l’esistenza del diritto alla riservatezza, ma la Suprema Corte espresse l’indirizzo opposto, stabilendo che “nell’ordinamento giuridico italiano non esiste un diritto alla riservatezza, ma soltanto sono riconosciuti e tutelati, in modi diversi, i singoli diritti soggettivi della persona: pertanto non è vietato comunicare, sia privatamente sia pubblicamente vicende, tanto più se immaginarie, della vita altrui, quando la conoscenza non ne sia stata ottenuta con mezzi di per sé illeciti
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Informazioni tesi

Autore: Rita Fantozzi
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 2000-01
Università: Università degli Studi Roma Tre
Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Giurisprudenza
Relatore: VincenzoZeno Zencovich
Lingua: Italiano
Num. pagine: 101

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Parole chiave

informatica giuridica
spamming
direttiva 31/2000
tutela della privacy
diritto alla riservatezza
legge n. 675-1996
diritto delle telecomunicazioni
tutela dei dati personali
direttiva 46-1995
direttiva 66-1997
safe harbor
internet

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