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La gestione dei beni durevoli dismessi: creazione del sistema nazionale di raccolta, recupero e riciclaggio

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INTRODUZIONE 3 però, quando il bene diventa rifiuto, tendiamo a disconoscerne la proprietà, pretendiamo che siano altri a prendersene cura e diamo per acquisito che ciò sia possibile senza alcun accorgimento da parte nostra (neanche il più semplice). Da questo punto di vista, molte cose sono destinate a cambiare (in meglio) e ce ne possiamo già rendere conto guardandoci intorno. Come anticipato, all’interno della categoria rifiuti negli ultimi anni sono saliti alla ribalta i beni durevoli dismessi, e questa tesi si pone l’obiettivo di illustrare l’argomento seguendo un percorso logico. Nel capitolo 1 si individua la “base di riferimento” dell’indagine (i beni durevoli) di cui si fornisce inizialmente una definizione. Ci si accorge di quanto generico sia il termine “bene durevole”, usato per indicare prodotti appartenenti a categorie merceologiche anche molto diverse le une dalle altre. A tal proposito, si comunica il lavoro di “raffinazione” al quale è stato sottoposto questo termine, con l’obiettivo di farvi rientrare soltanto i beni che, ai fini dell’indagine, risultano in qualche modo omogenei. Un primo “criterio di raffinazione” è la legge italiana (il decreto Ronchi del 1997), che considera beni durevoli solo frigoriferi e congelatori, televisori, condizionatori d’aria, lavabiancheria e lavastoviglie, personal computer. Per entrare in sintonia con la terminologia usata convenzionalmente dagli addetti ai lavori (produttori e riciclatori) si rende necessaria una ripartizione dei beni durevoli in “famiglie”, in base al loro aspetto esteriore (elettrodomestici “bianchi”, “bruni”, apparecchi “grigi”, e piccoli elettrodomestici). Si ritiene opportuno “derogare” alla definizione di bene durevole (ex decreto Ronchi) inserendo anche autoveicoli e motoveicoli, dal momento che questi sono beni durevoli “per antonomasia”, che meritano quindi di essere tenuti in considerazione. Relativamente ad auto e moto, così come per le altre “famiglie” di prodotti si presenta (paragrafo 1.2) il mercato italiano, nelle sue caratteristiche quantitative e qualitative. A questo punto si interrompe l’attenzione nei confronti di auto e moto, per concentrarsi sulle altre categorie, oggetto di iniziative dedicate da parte del Governo italiano e dell’Unione europea. Sui veicoli si ritorna nell’appendice, a loro esclusivamente dedicata. Nel capitolo 2 si cominciano a tracciare le dimensioni del problema, costituito dalla dismissione dei beni durevoli. Al paragrafo 2.1 si illustrano le stime sulle quantità dismesse relativamente ad alcuni dei prodotti più significativi. Si può così prendere atto degli enormi volumi di beni durevoli che escono dal ciclo di utilizzo ogni anno in Italia. Il paragrafo 2.2 si occupa, dapprima, delle sostanze pericolose contenute nei beni durevoli dismessi, giustificando quindi, dal punto di vista ambientale, il recupero e l’adeguato trattamento degli
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La gestione dei beni durevoli dismessi: creazione del sistema nazionale di raccolta, recupero e riciclaggio

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Contini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Vittorio D'Arrigo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 299

FAQ

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Parole chiave

ecocompatibilità
sviluppo sostenibile
tutela ambientale
gestione dei rifiuti
valorizzazione delle merci
beni durevoli dismessi
riciclaggio dei rifiuti

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