La gestione dei beni durevoli dismessi: creazione del sistema nazionale di raccolta, recupero e riciclaggio

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

INTRODUZIONE 4 stessi. Successivamente, si indicano i materiali che possono essere recuperati da tali rifiuti e destinati ad altri cicli produttivi, fornendo ulteriore giustificazione, stavolta in chiave economica, per stimolarne il recupero ed il riciclaggio. Nel capitolo 3 si compie un percorso impegnativo: ci si occupa innanzitutto delle attuali opzioni esistenti per lo smaltimento dei beni durevoli dismessi, per addentrarci poi nello studio degli approcci che vari paesi (europei e non) hanno adottato nei confronti del problema. In particolare, il paragrafo 3.3 analizza con la dovuta attenzione lo scenario nel nostro paese, iniziando con lo studio delle disposizioni di legge che interessano la gestione dei beni durevoli dismessi (in primis, il decreto Ronchi). Una parte è poi dedicata alle iniziative legislative intraprese spontaneamente da alcune regioni italiane per cercare di stimolare, almeno a livello locale, attività di raccolta, recupero e riciclaggio, cosa che le leggi nazionali non sono finora riuscite a fare in maniera adeguata. Si riporta, infine, un’interesante indagine sulla situazione odierna della raccolta separata di beni durevoli dismessi in Italia. Emerge un quadro che, a fianco di alcuni casi di eccellenza (soprattutto al nord), presenta realtà allarmanti che richiedono interventi radicali ed urgenti. Il capitolo 4 è dedicato alla disciplina normativa che l’Unione europea riserva alla gestione dei beni durevoli dismessi. Si tratta di due proposte di direttiva che si riferiscono, però, non più ai cosiddetti beni durevoli, ma alle apparecchiature elettriche ed elettroniche (e ai rifiuti costituiti dalle stesse a fine vita). Nel corso della tesi ci si trova quindi a ragionare su due termini formalmente diversi (beni durevoli dismessi/BDD e Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche/RAEE), ma che nel linguaggio convenzionale degli “addetti ai lavori” significano la stessa cosa. Non deve quindi essere interpretato come un errore o una superficialità l’utilizzo indifferente dei due termini. Altra dicitura usata, in alternativa, è rifiuti elettrici/elettronici. La prima proposta di direttiva (denominata WEEE, Waste of Electric and Electronic Equipment) è finalizzata ad assicurare un adeguato tasso di raccolta separata di rifiuti elettr(on)ici, nonché a garantire un idoneo trattamento degli stessi volto a raggiungere percentuali minime di recupero e riciclaggio. Interessante il principio seguito per la predisposizione della direttiva: si tratta della “Responsabilità del produttore”, secondo il quale i fabbricanti di apparecchi elettrici ed elettronici devono finanziare le operazioni di recupero e riciclaggio. In questo modo li si incentiva a realizzare prodotti meno inquinanti e più facilmente riciclabili, permettendo così la riduzione dell’impatto ambientale degli stessi e procedure di trattamento dei rifiuti meno costose. La seconda direttiva (denominata ROHS, Reduction of Hazardous Substances) vuole l’eliminazione/sostituzione delle principali sostanze pericolose contenute nei prodotti elettr(on)ici.

Anteprima della Tesi di Simone Contini

Anteprima della tesi: La gestione dei beni durevoli dismessi: creazione del sistema nazionale di raccolta, recupero e riciclaggio, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Simone Contini Contatta »

Composta da 299 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2995 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 16 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.