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Lessico operistico

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19 - ARIA TRIPARTITA Evolve da quella bipartita, e si articola su uno schema recitativo – aria - cabaletta: il recitativo è il tempo d’attacco e prepara l’ambientazione, segue l’aria, in cui abbiamo lo slancio lirico o contemplativo, ed infine la cabaletta, dal ritmo vivace, e caratterizzata da canto brillante. Questo tipo di schema è tipico di Bellini, Donizetti e della prima produzione di Verdi. Ulteriore evoluzione è l’introduzione di un breve recitativo fra l’aria e la cabaletta: in esso viene introdotto o un nuovo personaggio, o una perplessità del protagonista in scena, che, comunque, inseriscono un elemento nuovo, la reazione al quale è affidata alla cabaletta finale. - ARIA CANTABILE: si tratta dell’aria d’opera. Lettera di Metastasio (1698-1782) a T. Filipponi del 6 dicembre 1751: “Il Re Pastore cantato da dame e cavalieri, senza la maggior parte delle noiose superfluità rammentate, con una sola ARIA CANTABILE, con duetto.” ( PM 1994, pag. 160). - ARIA CAVATA La locuzione, presente in Giuseppe Gaetano Salvadori Della poetica toscana dell’uso, 1691, indica un’aria “Ricavata dal musicista entro il flusso del recitativo.” (PM 1994, pag. 38). Potrebbe anticipare quella che sarà, in seguito, la cavatina (v.) - ARIA COL DA CAPO Si tratta di un’aria composta da due parti, in cui la seconda riprende la prima; è stata il momento centrale dell’opera lirica europea per tutto il XVIII, e dava al cantante la possibilità di dare sfoggio dei suoi virtuosismi, secondo la convenzione che gli permetteva di variare a suo piacimento la ripresa (cioè la seconda parte, il “da capo”). - ARIA DA CONCERTO Nel XVIII secolo, questo tipo di aria veniva inserito in una data opera da un compositore diverso fa quello dell’opera stessa, allo scopo di adattare un ruolo alle qualità particolari dell’interprete che si aveva disposizione, o per ampliare una parte dando così risalto a qualche celebre cantante ingaggiato. Spesso queste arie “isolate” sono diventate assai più celebri delle opere che le contenevano, perché scritte da compositori più noti, e perché, essendo concepite per mettere in risalto le qualità del cantante, sono, di solito, particolarmente brillanti.
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Lessico operistico

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Informazioni tesi

  Autore: Annamaria Novero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Vittorio Coletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

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Parole chiave

contralto
melodramma
musica
soprano
tenore
giuseppe verdi
opera lirica
linguaggio della musica

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