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L'avvento del fascismo attraverso le pagine del ''Corriere della Sera'' (1919-1925)

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9 Da queste righe si può quindi aver conferma che la posizione del “Corriere” aveva come base teorica l’adesione al principio di nazionalità. Questo principio, per quanto riguardava le rivendicazioni dell’Italia, andava ricercato nelle teorie che durante il risorgimento erano state sostenute da Mazzini e da Garibaldi, ma l’entrata in guerra degli Stati Uniti lo aveva portato alla ribalta anche nel contesto internazionale dandogli una legittimazione politica importantissima. Il richiamo all’autodeterminazione dei popoli non era in effetti tema nuovo per il giornale che rappresentava la voce più importante del liberalismo in Italia; infatti, nell’aprile del 1918, fu organizzato, dai più importanti uomini del “Corriere” 8 , un Congresso che venne denominato, delle nazionalità oppresse. Al Congresso intervennero i rappresentanti dei popoli balcanici che si trovavano sotto la dominazione austriaca, i quali discussero, insieme ad alcuni rappresentanti politici italiani (tra i quali vi fu anche Benito Mussolini), dei principii che avrebbero dovuto guidare il riassetto europeo dopo la guerra. Da questo confronto scaturì il Patto di Roma, una dichiarazione d’intenti che stabiliva l’accordo dei balcanici e degli italiani intervenuti, sul principio di autodeterminazione dei popoli come principio guida nella nuova geopolitica europea. Negli auspici di Albertini, la politica delle nazionalità, avrebbe permesso all’Italia, sostenendo la creazione delle patrie balcaniche, di allacciare buoni rapporti con i nuovi stati che si sarebbero formati e conseguentemente di poter avere una grande influenza su di essi, sottraendoli così al controllo franco-britannico, dopo che la guerra li aveva sottratti al dominio austriaco 9 . La creazione di questa zona di influenza avrebbe dato concretezza alle velleità dell’Italia di essere una grande potenza in Europa. La fine della guerra portò con sé anche numerosi problemi all’interno del paese. Una grave crisi economica e, di conseguenza, sociale , si abbatté sull’Italia, mettendo a dura prova la sua classe politica. Le componenti di questa crisi furono molteplici. Il tutto partì dalla fine dell’economia di guerra, che causò diverse conseguenze nefaste per il sistema economico italiano. Innanzitutto, le industrie pesanti, che durante gli anni della guerra avevano spinto la propria produzione a livelli mai raggiunti prima e avevano 8 Tra gli organizzatori del Congresso vi furono lo stesso Luigi Albertini, Giovanni Amendola , Andrea Torre, Borgese e Francesco Ruffini. Cfr. G. Licata, Storia del Corriere della Sera, Milano, 1976, p. 186
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Pezzimenti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ada Gigli Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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