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Torino: la stampa racconta l'operetta

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7 Non mancarono comunque nella Torino dell'epoca, i grandi successi operettistici, i piccoli capolavori i quali, grazie anche alla bravura e alla simpatia degli interpreti, seppero sciogliere l'iniziale freddezza del pubblico torinese, trascinandolo in un crescente entusiasmo fino a spingerlo all'euforia collettiva. L'operetta seppe coinvolgere questa difficile piazza plasmando e creando man mano un pubblico di estimatori e di veri appassionati. La piccola lirica divenne così uno spettacolo alla moda attirando l'attenzione e la curiosità di un pubblico sempre più numeroso ed eterogeneo: musicisti, artisti vari e personaggi illustri, oltre al pubblico ordinario, frequentarono sempre più questo genere di teatro. Poco o nulla di nuovo traspare invece sul rapporto fra teatro lirico e operetta. I due generi teatrali, pur avendo molte similitudini in comune, viaggiarono sempre su binari ben distinti. Anche se è vero che molti illustri nomi della lirica si cimentarono nel nuovo genere, fallendo nel tentativo di creare un'operetta italiana, questi celebri compositori lo fecero sempre su commissione di teatri esteri o comunque privati, in quanto il teatro lirico italiano, inteso come ente o istituzione, non finanziò mai il teatro operettistico, il quale fu sempre gestito e prodotto da società e compagnie private. Furono invece i critici musicali, scettici o comunque sempre diffidenti verso questa forma di spettacolo, gli unici a voler proporre continui paragoni fra la piccola lirica e il suo illustre predecessore (il teatro lirico) con l'inevitabile risultato che, se dal punto di vista prettamente artistico, sovente l'operetta risultava perdente, se ne decretava la sua rivincita attraverso il successo riscosso tra il pubblico, lo sfarzo, la lussuosità della messa in scena, la perfetta organizzazione che prevedeva una capillare e fruttuosa distribuzione degli spettacoli in tutta Italia. Negli anni presi in esame infatti, il teatro lirico aveva perso un po' della sua fama e del suo pubblico. La gloria del passato non bastava più a riempire i teatri e pochi erano ormai i nuovi successi. La nascente organizzazione delle varie compagnie operettistiche, seppe approfittare di tale situazione sfavorevole a proprio vantaggio, colmando il vuoto teatrale lasciato dalla lirica, decretando il proprio successo. Col passare degli anni anche la critica più dura smussò la propria prevenzione e, dopo le
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Torino: la stampa racconta l'operetta

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Informazioni tesi

Autore: Roberto Piano
Tipo: Tesi di Laurea
Anno: 1995-96
Università: Università degli Studi di Torino
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Musicologia
Relatore: PaoloGallarati
Lingua: Italiano
Num. pagine: 98

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Parole chiave

la stampa
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