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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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Heidegger attribuisce alla realtà umana una comprensione di sé che definisce come una «proiezione ek-statica» delle sue possibilità. E non rientra certo nelle nostre intenzioni di negare l’esistenza di questa proiezione. Ma che cosa sarebbe una comprensione che, in se stessa, non fosse coscienza (d’)essere comprensione?” 6 . “Heidegger […] ha del tutto evitato il ricorso alla coscienza nella sua descrizione del Dasein. Il suo scopo è di mostrarlo immediatamente come preoccupazione, cioè come sfuggente a sé nel suo proiettarsi verso le possibilità che esso è. Questo protendersi fuori di se stesso, egli chiama la «comprensione» (Verstand) […] Ma questo tentativo di mostrare subito la fuga da sé del Dasein va incontro, a sua volta, a difficoltà insormontabili: non si può sopprimere subito la dimensione «coscienza», fosse pure per rivelarla poi. La comprensione non ha senso che come coscienza di comprensione” 7 . In sostanza, per Sartre la dimensione fondamentale dell’individuo è la coscienzialità. Non è dunque un caso che egli, pur accettando, come vedremo, la caratterizzazione che dell’individuo Heidegger aveva offerto in Essere e tempo, ne critichi il mancato riconoscimento della centralità della coscienza. È partendo da ciò che si capisce perché nell’Essere e il nulla l’individuo umano venga spesso indicato col termine «coscienza». E ciò non tanto perché Sartre disconosca l’importanza, nell’uomo, della dimensione materiale, corporea, ma perché egli considera quest’ultima come nient’altro che uno degli aspetti in cui la coscienza stessa si estrinseca, coscienza che resta dunque il nucleo centrale dell’individuo. E, del resto, è solo la coscienza, e non il corpo, a distinguere l’uomo dagli enti a lui difformi. Nella speculazione sartriana la coscienzialità dell’individuo, e la certezza indubitabile del cogito (cogito ergo sum) ad essa strettamente legata, costituiscono dunque quel punto fermo da cui la filosofia deve assumere il suo indirizzo. E, date queste premesse, si capisce perché anche la ricerca ontologica condotta nell’Essere e il nulla parta proprio da quella che è la certezza fondamentale di ogni individuo, la certezza, cioè, di esistere come coscienza che è in ogni momento coscienza di qualcosa. 6 L’essere e il nulla, trad. cit., p.61. 7 Ivi, p.123.
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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Mallica
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Teresa Marcialis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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