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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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tipo riflesso, ovverosia una coscienza «posizionale» 10 , ma è una coscienza sostanzialmente irriflessa, non pienamente consapevole. Proprio questa irriflessività dell’autocoscienza è indicata da Sartre con l’espressione «coscienza-(di)-sé», in cui il «(di)» ha la funzione di esprimere la non posizionalità della coscienza di esser coscienza. Sartre, insomma, distingue due differenti piani coscienziali. Da un lato la coscienza è coscienza posizionale di qualcosa che è a lei esterno, dall’altro è coscienza non posizionale, preriflessiva, di esser coscienza di qualcosa. È proprio quest’ultimo suo carattere ad avere delle importanti conseguenze. In quanto è coscienza (di) sé, la coscienza è sempre posta a distanza da se stessa. In quanto è coscienza (di) esser coscienza, accade cioè come se essa assumesse nei suoi stessi confronti l’ottica di un osservatore esterno. In altri termini, la coscienza si rapporta a se stessa, seppur non riflessivamente, come se stesse considerando un oggetto da lei distinto. E in tal senso , in quanto costitutiva coscienza-(di)-sé, essa è sempre posta a distanza da se stessa. Da quanto detto si capisce chiaramente anche perché la coscienza non possa mai esser coincidenza con se stessa. Nella coscienza è infatti insita, per sua stessa struttura d’essere, una fondamentale dualità, in base alla quale essa è da un lato coscienza di qualcosa, dall’altro coscienza (di) esser coscienza. “La caratteristica della coscienza […] è di essere una decompressione d’essere” che non può essere assolutamente definita “come coincidenza con sé” 11 . Ed è proprio la non coincidenza con se stessa a far sì che la coscienza non possa mai essere pura identità e, quindi, pienezza d’essere. Essa è separata da sé per il tramite di un nulla, di una fessura intracoscienziale. “Ma se ora ci domandiamo: che cosa separa il soggetto da sé, siamo costretti a riconoscere che non è niente. […] Introdurre nell’unità di un cogito preriflessivo, un elemento qualificato esteriore a questo cogito, sarebbe frantumarne l’unità, distruggerne la trasparenza […] la fessura intracoscienziale è un niente al di 10 Io ho coscienza posizionale di qualcosa quando ho piena consapevolezza del qualcosa di cui son cosciente. In tal senso è posizionale , come si vedrà meglio in seguito, la coscienza che io ho degli enti a me esterni (per esempio, ho una coscienza posizionale del tavolo che ora sto vedendo). Di me stesso, come cogito, ho invece una coscienza immediata, irriflessa. 11 L’essere e il nulla, trad. cit., p.112.

Anteprima della Tesi di Marco Mallica

Anteprima della tesi: Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Mallica Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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