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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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«parentela» tra il per-sé sartriano e l’Esserci heideggeriano. L’Esserci descritto da Heidegger in Essere e tempo aveva come suo carattere primario quello di esser costitutivamente un «aver-da-essere», un ente privo di una natura determinata, fissata una volta per tutte e non modificabile. L’essere dell’individuo heideggeriano era sempre da farsi in quanto strettamente dipendente dal libero agire dell’individuo stesso. In definitiva, dunque, l’Esserci era un ente che si faceva autonomamente per mezzo delle sue azioni e che finiva così per essere l’artefice di se stesso. Sartre riprende in sostanza la caratterizzazione che dell’individuo Heidegger aveva dato in Essere e tempo. E riprende, soprattutto, la nozione dell’individuo umano come aver-da-essere, come ente il cui essere è sempre da farsi, mai compiuto. È proprio il concetto dell’individuo (o, più esattamente, del per-sé) come costitutivo aver-da-essere a trovare espressione nelle parole di Sartre quando dice che “…la coscienza è un essere per cui nel suo essere si fa questione del suo essere…” 14 , il cui essere è cioè un essere sempre da farsi. L’essere del per-sé è, insomma, un essere che dipende strutturalmente dalle azioni dello stesso per-sé. E, in quanto è attraverso il suo libero agire che la coscienza può determinarsi ad esser qualcosa piuttosto che qualcos’altro (per esempio, è attraverso le sue azioni che un individuo può farsi «onesto» o «disonesto», che può cioè darsi l’esser onesto o disonesto), Sartre afferma che “la coscienza è un essere la cui esistenza pone l’essenza” 15 . Dalle parole di Sartre emerge dunque chiaramente come il per-sé, allo stesso modo dell’Esserci heideggeriano, sia quell’ente che non ha un’essenza determinata, una natura statica, ma che è ciò che di volta in volta si fa attraverso le sue azioni. E, va sottolineato, il per-sé, in quanto costitutiva libertà 16 , fa sempre, nelle diverse circostanze in cui si viene a trovare, ciò che vuole fare, ciò che ha deciso di fare. A tal proposito, è opportuno precisare che anche in quanto ente il cui essere è sempre in fieri, mai compiuto, il per-sé è ciò che non è e non è ciò che è. Il suo essere, infatti, 14 Ivi, p.28. 15 Ibidem. 16 Come si vedrà più avanti, nel riconoscere la libertà come tratto peculiare del per-sé Sartre va addirittura oltre Heidegger. Se Heidegger vedeva nel mondo in cui l’Esserci è già-sempre-gettato un limite insuperabile per la libertà dell’individuo, Sartre giunge invece ad attribuire al per-sé una libertà assoluta e priva di qualsiasi limitazione.

Anteprima della Tesi di Marco Mallica

Anteprima della tesi: Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marco Mallica Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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