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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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varia di momento in momento a seconda delle sue azioni. Di contro all’essere-per-sé, Sartre pone, come già accennato, l’«essere-in-sé». Essere- in-sé è infatti tutto ciò di cui il per-sé ha una coscienza posizionale 17 . Essere-in-sé è, per esempio, quel tavolo che mi sta di fronte e di cui io ho in questo momento coscienza. Ciò che a tal proposito va innanzi tutto messo in chiaro è che ciò di cui noi siamo coscienti non può mai essere un mero contenuto di coscienza di cui la realtà sia solo probabile. Gli oggetti di cui noi abbiamo coscienza non possono essere una mera illusione, un fantasma della nostra mente, ma sono degli enti che ci trascendono, che stanno al di fuori di noi e che possiedono quindi una realtà transfenomenica in quanto non riducibile alla coscienza che noi ne abbiamo. “Ogni coscienza è coscienza di qualche cosa. […] essere coscienza di qualche cosa, vuol dire essere innanzi ad una presenza concreta e piena che non è la coscienza” 18 . “…la coscienza è coscienza posizionale del mondo. Ogni coscienza è posizionale in quanto si trascende per attingere un oggetto e si esaurisce in questa posizione; tutto ciò che vi è di intenzione nella mia coscienza attuale è rivolto al di fuori, verso il tavolo; tutte le mie attività giudicative o pratiche, tutta la mia affettività del momento si trascendono, mirano al tavolo e vi restano assorbite” 19 . In quanto ho in questo momento coscienza del tavolo che mi sta di fronte, non posso dubitare della sua esistenza, della sua realtà. È evidente, in tale argomentazione (argomentazione che assume, agli occhi di Sartre, l’aspetto di una vera e propria prova ontologica dell’esistenza degli oggetti di cui facciamo continua esperienza), l’influenza di Husserl e, più precisamente, del suo principio dell’«intenzionalità», il principio per cui ogni coscienza è sempre coscienza di qualcosa. A ben vedere, l’utilizzazione che Sartre fa del concetto husserliano di intenzionalità non è però del tutto conforme al pensiero del fenomenologo tedesco. Anche per Husserl la coscienza, in quanto coscienza intenzionale, è sempre coscienza 17 Come già detto in nota, il per-sé ha una coscienza posizionale non di se stesso, ma degli oggetti a lui esterni. Sono questi, dunque, gli enti il cui essere è un essere-in-sé. Va tuttavia precisato che non tutti gli enti che il per-sé incontra nel mondo sono degli oggetti-in-sé. Da questa definizione vanno esclusi gli altri uomini di cui l’individuo fa continua esperienza. Sebbene anche questi ultimi assumano, sotto lo sguardo del per-sé, l’«inseità», il loro essere primario resta infatti, in quanto individui umani, un essere-per-sé, coscienziale. Approfondiremo meglio questa problematica in seguito, nell’ambito della trattazione dell’«essere-per-altri». 18 L’essere e il nulla, trad. cit., p.26. 19 Ivi, p.17.
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Il rapporto tra l'io e gli altri in Heidegger e Sartre

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Mallica
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Teresa Marcialis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 203

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