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L'Accademia Nazionale e altre aperture teatrali in Italia nel secondo decennio del fascismo

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18 via Avignonesi, 20 aveva una capienza molto scarsa, 200 posti a sedere e altri in piedi sulle balconate, e disponeva di un angusto palcoscenico, certamente inadatto alla messa in atto efficace dell’idea di Teatro Teatrale del régisseur. 21 Essa presentava inoltre l’inconveniente strutturale della presenza di una colonna portante al centro della platea, oggetto tra l’altro di ironiche lamentele da parte di cronisti d’eccezione, in quanto oscurava in modo singolare la visuale del pubblico. Così si esprimeva Marco Praga: 22 Descrivere la sala del Teatro degli Indipendenti non è cosa da poco. Non ho mai visto nulla di più strano, di più bizzarro, neppur quando, tanti anni or sono giravo la sera per le boites parigine […] Qui, intanto, nel teatrino romano, c’è una vera trovata; qualcosa a cui non ha mai pensato neppure il più scapigliato e fantasioso degli impresari o degli artisti di Lutezia. Pensate; la sala, non vasta, press’a poco quadrangolare, ha nel suo bel mezzo un enorme pilastro, quadrangolare anch’esso, che sorregge la volta. Tra il palcoscenico e il pilastro stanno tre file di poltroncine di legno nero; e gli spettatori che riescono a sedersi in quelle la scena la vedono in pieno; ma poi, gli altri; che stanno ai lati del pilastro, o dietro di esso, della scena non vedono più che una metà, od un terzo, od uno spicchio, a seconda della poltroncina su cui sono seduti […] Ebbene: non è una trovata? Perché, vorrete ammetterlo, per la maggioranza degli spettatori – tutti quelli che 20 I lavori di trasformazione dei sotterranei portarono alla riscoperta delle antiche terme pubbliche di Settimio Severo. I lavori di architettura furono svolti da Virgilio Marchi (poi scenotecnico degli Indipendenti); i futuristi Balla, Depero e Prampolini decorarono le aule absidate delle antiche terme. Cfr., Alberto Cesare Alberti; Sandra Bevere; Paola Di Giulio, Il teatro sperimentale degli Indipendenti (1923-1936), cit. p.18. 21 Bragaglia rivendicava comunque il diritto di sperimentare, anche al di là delle possibilità logistiche: “La teatralità si può benissimo farla anche in uno stanzino da bagno. Se poi la cantina avesse, come la mia, m. 2 di sottopalco aperto, m. 8 di luce scenica, m.3 di soffitta uguale 13 metri, allora vi si fa agevolmente anche la teatralità scenoplastica, perfino quella. Io, infatti, ce la fo”. Cfr., Il teatro della Rivoluzione, Roma, Tiber, 1929, p.308. 22 Sullo stesso problema cfr. anche l’opinione di Silvio D’Amico, in “Teatro degli Indipendenti”, in Cronache del Teatro (a cura di E.F. Palmieri e Sandro D’Amico), Bari, Laterza, 1963-64, vol. I, pp. 379-383.
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L'Accademia Nazionale e altre aperture teatrali in Italia nel secondo decennio del fascismo

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Morselli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Relatore: Claudio Meldolesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

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accademia d'arte drammatica
fascismo
teatro
regia teatrale
silvio d'amico
storia del teatro italiano
anton giulio bragaglia
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