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La rappresentatività negoziale del sindacato nel pubblico impiego

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7 7 gradualmente anche il diritto a stipulare contratti collettivi di lavoro 13 , superando la fase storica in cui il rapporto di lavoro pubblico era disciplinato per legge 14 e la partecipazione dei dipendenti era possibile solo con azione di “lobby” parlamentare 15 o tramite i rappresentanti in seno ai Consigli di Amministrazione, dapprima cooptati 16 , quindi designati dalle OO.SS. 17 ed infine eletti 18 . FANTETTI, Contributo allo studio del diritto di sciopero, Milano, 1984). Il riconoscimento definitivo del diritto di sciopero avverrà però solo con L. n. 146/90. 13 Una sintesi della fase “pionieristica “ del sindacalismo nel pubblico impiego si può rintracciare in molteplici contributi: fra tutti cfr Relazione al ddl Camera n. 678 sulla legge-quadro nel pubblico impiego, presentato alla Camera l’8.10.1979 (L. GIAMPAOLINO, La legge-quadro sul pubblico impiego, Milano 1984 p. 446 sgg.), nonché A.FALCONE, In tema di diritti soggettivi delle organizzazioni sindacali nel pubblico impiego, in “Il Foro Italiano”, 1991 p. 2007. 14 Il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici è storicamente retto da norme pubblicistiche: la prima in normativa organica risale al giolittiano t.u. 22 novembre 1909 n. 693 (che ha coordinato la L. 25.6.1908 n. 290, di carattere generale, con le norme parziali previgenti). Segue nel ventennio fascista il R.D. 11 novembre 1923 n. 2395 e il R.D. 30 dicembre 1923 n. 2960, sostituiti in epoca repubblicana dal t.u. emanato con DPR n.3/57. 15 Negli anni cinquanta e parte degli anni sessanta “l’azione rivendicativa delle organizzazioni dei dipendenti pubblici (…) si esprime solitamente in forme di pressione- sui vertici burocratici, sul Governo, sullo stesso Parlamento- per la conquista di vantaggi economici e di carriera a favore delle singole categorie rappresentate (…). Si assiste allora al proliferare delle c.d. ‘leggine’, cioè provvedimenti legislativi di interesse ‘microsezionale’, con i quali si risponde alle richieste che salgono dai vari settori degli apparati pubblici” (M.RUSCIANO, L’impiego pubblico in Italia, cit pag 166 sgg). 16 L’art 146 comma 1 del DPR n.3/57, nella sua formulazione originaria, prevedeva la presenza all’interno del Consiglio di Amministrazione di ciascun Ministero o amministrazione centrale di “due rappresentanti del personale scelti dagli altri membri del Consiglio d’amministrazione e nominati con decreto del ministro all’inizio di ogni biennio”. Trattasi di una innovazione rispetto alla precedente normativa (art 11 del R.D. 30 dicembre 1923 n.2960). 17 L’art 7 della Legge n.249/68 modificò l’art 146 riportato nella nota precedente nel senso che i rappresentanti predetti sono designati, su richiesta del ministro, dalle organizzazioni sindacali a carattere nazionale maggiormente rappresentative che a tale scopo indicheranno ciascuno tre nominativi di dipendenti dell’amministrazione; alla scelta degli stessi nell’ambito della terna il Ministro procede previa consultazione della organizzazione sindacale che ha proposto la terna stessa”. La scelta è dunque affidata alla stessa amministrazione, che nomina con atti motivati i rappresentanti del personale: “per effetto della circ. della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 13158/9207 del 19 luglio 1968, ai fini della nomina dei rappresentanti del personale, “mentre la consistenza numerica delle varie organizzazioni sindacali chiamate a formulare terne di nominativi può essere assunta nella sua obiettività, gli altri elementi di valutazione del grado di rappresentatività ,quali l’ampiezza e la diffusione delle strutture organizzative, nonché la consistenza dell’apporto dato alla soluzione dei problemi interessanti l’amministrazione, sono affidati indubbiamente al discrezionale apprezzamento del ministero e, nell’ambito dei criteri d’autolimitazione stabili dalla circolare predetta, abbisognano di congrua motivazione” (sent n. 224 Cons. Stato Sez IV- 21 marzo 1978 Pres Aru- Est Schinaia, in “Il Foro amministrativo” Parte I 1978 pag 435). 18 L’art. 7 della L. 28 ottobre 1970 n. 775 ha ulteriormente modificato il testo, prevedendo che i rappresentanti del personale siano “eletti direttamente da tutto il personale secondo un regolamento che sarà emanato sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori”. Il Regolamento verrà emanato con D.P.R. 22 luglio 1977 n. 721, modificato con D.P.R. 6 febbraio 1979 n. 41.
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La rappresentatività negoziale del sindacato nel pubblico impiego

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Informazioni tesi

  Autore: Mario Centini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maurizio Cinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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Parole chiave

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cisl
pubblico impiego
sindacati
contrattazione collettiva
rappresentatività sindacale
rappresentanze sindacali unitarie
rappresentatività negoziale
sindacato maggiormente rappresentativo

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