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Il dibattito museologico dal dopoguerra agli anni sessanta e i suoi esiti nella cultura legislativa

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10 levigate e aree segnate da cunei, graffi e dentellature per dare alle sculture un aspetto antimonumentale e tormentato; Alberto Burri che incominciò ad utilizzare nei suoi quadri materie capaci di assumere un aspetto organico e tragicamente vicino a tematiche esistenziali, egli crea la finzione di un quadro, non è la pittura a fingere la realtà, ma la realtà a fingere la pittura. Successivamente si sviluppò in tutto il mondo la Pop art , partendo da una riflessione sulla loro contemporaneità, caratterizzata dall’abbondanza di merci e dalla presenza sempre più massiccia dei media, gli artisti pop prelevavano i loro materiali, immagini o soggetti direttamente dalla realtà . Il loro intento era quello di utilizzare la merce per creare l’opera. La Pop art trovò subito grande risonanza in Europa, grazie soprattutto alla Biennale di Venezia del 1964 che la presentò nella maniera più spettacolare possibile e assegnò a Robert Rauschenberg, considerato il precursore del linguaggio pop, il gran premio della giuria. In Italia la vena pop si sviluppò in particolare a Roma intorno a Piazza del Popolo; nel 1961 Mario Schifano propose i suoi Segnali, le sue scritte pubblicitarie rivisitate in chiave pittorica come maniera per uscire dal monocromo. Egli aveva inoltre innestato il principio della produzione manuale con quello della serialità e della grande diffusione di opere . Tra gli altri artisti pop: Titina Maselli, Mario Ceroli e Tano Festa. A Torino si fece notare Michelangelo Pistoletto, prima per le sue tele argentate che simulavano specchi poi per i suoi riporti fotografici su superfici
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Il dibattito museologico dal dopoguerra agli anni sessanta e i suoi esiti nella cultura legislativa

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela De Marco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Relatore: Michela Di Macco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

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