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Le relazioni di fiducia nella gestione della conoscenza nelle organizzazioni

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19 della reputazione), dalla congruenza tra ciò che dice e ciò che realmente fa; Butler e Cantrell la chiamano integrità e coerenza. La percezione dell’affidabilità del trustee è un continuum dato dalla somma dei diversi gradi attribuiti alle tre caratteristiche (non è detto, cioè, che affinché un agente si fidi dell’altro, debba attribuirgli contemporaneamente il massimo grado di abilità, benevolenza e integrità). La fiducia è definita come la volontà di assumere un rischio, mentre il comportamento fiduciario è l’effettiva assunzione del rischio nella relazione (Risk taking in Relationship). Gli autori sottolineano però che non si può parlare di trust ogniqualvolta si è di fronte all’assunzione di un rischio, e riportano l’esempio del contadino che, investendo tempo e fatica nel piantare, sta correndo il rischio che non piova sufficientemente da garantire un buon raccolto. In un certo senso si sta affidando al tempo meteorologico, ma non si può parlare di fiducia, poiché non c’è alcuna relazione con un altro individuo, che entra in gioco. Questa distinzione ricorda quella di Luhmann 21 tra trust e confidence, anche se per lui la differenza non è data tanto dalla presenza o dall’assenza di una relazione, quanto dalla presenza o dall’assenza di una decisione, di una scelta tra alternative diverse (cfr. par. 3.2.2.3.4). Oltre a visualizzare gli antecedenti e i conseguenti in maniera distinta, il modello incorpora la natura dinamica della fiducia, poiché rende conto della circolarità esistente tra il risultato (outcome) dell’esperienza fiduciaria e la percezione che il trustor ha del trustee. L’assunzione del rischio di fidarsi del trustee, se ripagata con un buon risultato, influenzerà positivamente la sua reputazione presso il trustor, favorendo interazioni future 22 . Avendo ben presente questo modello, McKnight e Chervany 23 tentano di tracciare, a loro volta, un modello interdisciplinare della fiducia, che renda 21 Luhmann, N., «Familiarità, confidare e fiducia: problemi e alternative », in Gambetta, D. (Ed.), Trust. Making and breaking cooperative relations, Blasil Blackwell Ltd, Oxford, 1988 (tr. it. Le strategie della fiducia, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1989). 22 Aggiungeremmo che, in un certo senso, il risultato dell’interazione influenzerà anche la dispositional trust del trustor: essendo questa costruita sulla base delle precedenti esperienze, ogni interazione fiduciaria costituisce una delle esperienze che costruiscono la dispositional trust di un agente. 23 McKnight, D.H., Chervany, N.L., «The meanings of trust », op. cit.
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Le relazioni di fiducia nella gestione della conoscenza nelle organizzazioni

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Informazioni tesi

  Autore: Rosa Postorino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Cristiano Castelfranchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

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Parole chiave

condivisione della conoscenza
knowledge management
knowledge sharing
organisational trust
scienze cognitive
teoria degli scopi
trustworthiness
gestione della conoscenza
fiducia organizzativa

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