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Don Giovan Battista Vegezzi (Laveno 1789-1858). Note storico-biografiche

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multiforme attività: il Seminario di S. Pietro a Seveso (1819); 38 la riforma della disciplina diocesana a proposito dei casi di coscienza (1841), la cui assoluzione sacramentale è riservata all’Arcivescovo. 39 Giova qui riportare quanto scrive il Castiglioni in merito: “[...] Nel 1841 il Card. Gaisruck rivedeva la disciplina diocesana a proposito dei casi di coscienza, la cui assoluzione nel Sacramento della Penitenza viene riservata alla giurisdizione diretta dell’ Ordinario. 40 38 C. CASTIGLIONI, Gaisruck e Romilli Arcivescovi di Milano, Editrice Ancora, Milano 1938, pp.37 e 101. 39 Per Caso riservato s’intendeva, una fattispecie determinata di peccato, l’assoluzione del quale era riservata ad un’autorità superiore, che limitava in tal modo la facoltà di assolvere delle autorità inferiori. Nel diritto canonico la ‘riserva’ (reservatio) propriamente è la limitazione o anche la negazione di una potestà o facoltà propria di un’autorità inferiore a favore della sua attribuzione esclusiva ad un’autorità superiore che, normalmente è autore della riserva. Gli ambiti in cui opera sono: 1) la potestà di dispensa: i vescovi diocesani possono dispensare da tutte le leggi disciplinari, la cui dispensa non sia riservata alla Sede Apostolica o ad altra autorità; 2) il diritto penale canonico: gli Ordinari possono rimettere quelle pene canoniche che non siano riservate alla Sede Apostolica, o riserva delle censure .Perciò la riserva della remissione di una pena, che comporta l’esclusione dalla celebrazione dei sacramenti, implica indirettamente la riserva di assoluzione del peccato. Cfr. G.CANOBBIO, Piccolo Lessico di Teologia, Morcelliana, Brescia 1989, pp.68 e 308. 40 I casi riservati hanno trovato codificazione nel Concilio di Trento, Sessio XIV, 25 Nov.1551, Doctrina de paenitentiae, cap.7 De casuum reservatione, DH.1686-1688. Ha avuto una precisa parte nel Codex Iuris Canonici del 15 Settembre 1917, Lib. III., Pars I., Titulus IV., Caput II., De reservationi peccatorum, Can. 893-900. Il Codex Iuris Canonici, promulgato il 25 Gennaio 1983, non prevede alcun caso riservato nè la stessa prassi della riserva, tuttavia la normativa precedente, o meglio la sua ratio [“ragione”] è recuperata tramite la riserva delle censure. Nel corso del 1997 la categoria di peccato ‘riservato’ è stata usata nella “Nota pastorale” che l’Arcivescovo di Reggio Calabria, Mons. Vittorio Mondello, ha inviato al clero dell’Arcidiocesi. In essa si proibisce ai sacerdoti di assolvere qualcuno dai peccati di usura, tangente, estorsione senza il permesso del Vescovo.Cfr. “JESUS. Mensile di cultura e attualità religiosa”, 8 (1997), Periodici S.Paolo, Alba (Cuneo), p.27. Sul tema vescovo-disciplina locale cfr. E. CORECCO, Il vescovo capo della Chiesa locale protettore e promotore della disciplina locale, in “Concilium” 4 (1968) 8, pp. 106-121; sul potere di giurisdizione del vescovo E. CORECCO, L’origine del potere di giurisdizione episcopale. Aspetti storico-giuridici e metodologico-sistematici della questione, in “La Scuola Cattolica. Rivista teologica del Seminario arcivescovile di Milano”, genn.-febb. (1968), pp.3-42. 41 Coll.Bevilacqua, documento a stampa: TABELLA CASUUM RESERVATORUM in dioecesi Mediolanensi, Mediol. Ex Nostro Palat. Archiep. die secunda Januarii MDCCCXLI, [doc.N.15].
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Don Giovan Battista Vegezzi (Laveno 1789-1858). Note storico-biografiche

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Bellintani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: FTIS
  Facoltà: Teologia
  Corso: Magistero in Scienze Religiose
  Relatore: Guido Zagheni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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storia della chiesa
giovan battista vegezzi

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