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La giustizia locale

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Nel capitolo I esporrò tre teorie normative della giustizia: la teoria di John Rawls, l’utilitarismo delle regole di J. C. Harsanyi e la concezione delle Sfere di giustizia di Michael Walzer. Quest’ultima rappresenta un’interessante prospettiva pluralista che, rispetto alle correnti di pensiero già elencate, è maggiormente orientata all’uso dei dati empirici. E’ proprio questa caratteristica di maggiore aderenza alla concreta realtà delle distribuzioni ad avvicinare Walzer all’approccio empirico allo studio della giustizia locale di Jon Elster, di cui parlerò diffusamente nel capitolo II. Nel capitolo III esaminerò due temi che possono essere considerati di importanza “vitale” dal punto di vista della giustizia distributiva: l’immigrazione e i trapianti di organi; traccerò una breve “storia” dell’allocazione, in Italia e negli Stati Uniti, di questi beni scarsi. Infine tenterò di dimostrare come nessuna delle teorie normative esposte offra delle soluzioni accettabili per questi problemi. Ma “accettabili” secondo quali parametri di giudizio, e per chi? Si può provare a rispondere con queste considerazioni di W. Kymlicka: «Quanto ai criteri con cui valutare il successo della filosofia politica nell’espletamento del suo compito, credo che per una teoria della giustizia il test decisivo sia rappresentato dalla sua capacità di collimare con le nostre convinzioni ponderate sulla giustizia e di contribuire a illuminarle. Se la riflessione ci porta a far nostra l’intuizione che la schiavitù è ingiusta, il fatto che una teoria della giustizia che ci viene proposta giustifichi la schiavitù costituisce un’obiezione molto forte contro di essa. […] Naturalmente è possibile che queste intuizioni siano prive di fondamento […] Ma secondo me non esiste nessun altro modo plausibile di procedere. A ogni buon conto, sta di fatto che noi abbiamo un senso intuitivo del giusto e dell'ingiusto, ed è naturale, anzi inevitabile, che cerchiamo di svolgerne le implicazioni» 8 Elster condivide con Kymlicka (e con Rawls) la convinzione che abbiamo un senso intuitivo del giusto e dell’ingiusto; la differenza è che l’autore norvegese intende sottolineare che queste intuizioni sono fondate su dati empirici. Le proposte delle teorie normative della giustizia dovrebbero essere accettabili secondo il “senso comune”, inteso come le «concezioni della giustizia sostenute dalle persone addette alle decisioni e alla risoluzione dei problemi collocate in

Anteprima della Tesi di Elisabetta Triola

Anteprima della tesi: La giustizia locale, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisabetta Triola Contatta »

Composta da 175 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.