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Ipotesi per uno sviluppo sostenibile: l'agriturismo

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1.1 I rapporti tra Stato, Regioni ed Unione Europea Pag. 9 1.1.2 I poteri regionali prima e dopo la riforma del titolo V della Costituzione L’analisi della riforma del titolo V non può che iniziare dalla lettura dell’articolo 114 della Costituzione, dove viene enucleato, nella nuova versione, il fondamentale principio di parità tra i livelli di governo. Il testo novellato recita che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città Metropolitane, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato”. Quest’ultimo quindi contribuisce, al pari degli altri livelli di governo, posti in ordine ascendente, a costruire l’ossatura dell’amministrazione pubblica. Nella precedente formulazione, molto più diretta e breve, gli enti locali venivano visti come mere ripartizioni della Repubblica, posti in posizione di subordinazione rispetto all’autorità centrale. Per le Regioni l’esplicitazione più vistosa di questo nuovo principio si rinviene scorrendo il testo dell’articolo 117, che stabilisce le modalità di esercizio della potestà legislativa regionale, completamente rinnovato rispetto alla sua versione originale. E’ opportuno, a mio parere, sintetizzare come si presentasse la situazione prima della riforma, per apprezzare al meglio le novità introdotte nell’Ottobre del 2001. Fino a tale data vi era una profonda differenza tra le quindici Regioni a Statuto Ordinario e le restanti cinque, con poteri speciali. Queste ultime, infatti, e solo queste, potevano esercitare una potestà legislativa di tipo esclusivo, nelle materie che venivano sottratte, nei rispettivi statuti, alle spire della legislazione statale. Per apprezzare al meglio il significato del termine “esclusivo” bisogna capire quali fossero le possibilità di legiferare, accordate dal titolo V, per le Regioni Ordinarie. “La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato”: così recitava la vecchia versione dell’articolo 117, garantendo alle Regioni a Statuto Ordinario solamente una potestà legislativa di tipo concorrente. La situazione delineata comportava un assetto di separazione delle competenze tra Parlamento e Consigli Regionali, dove il primo si occupava della normazione di principio della materia, mentre i secondi della disciplina di dettaglio. Un classico esempio lo ritroviamo proprio in una materia, l’agriturismo, posta a cavallo tra la macroclasse dell’agricoltura e quella del turismo, entrambe affidate alla competenza legislativa concorrente Stato-Regioni. La legge quadro statale (nel nostro caso la n. 730/1985) fissa solo dei paletti, entro i quali la Regione è tenuta a dare contenuto normativo alla materia. E’ altresì importante osservare che la Costituzione non vieta al legislatore regionale di emanare norme, gerarchicamente sullo stesso piano di quelle statali, in assenza di specifica disciplina statale. I principi fondamentali possono venir ricostituiti, infatti, per via interpretativa, sulla base della normativa nazionale già vigente in un determinato settore. Si
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Ipotesi per uno sviluppo sostenibile: l'agriturismo

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Informazioni tesi

  Autore: Sergio Nichele
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Maurizio Malo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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