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La teoria generale di Keynes: alcune reinterpretazioni ed attualità

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CAPITOLO I - La Teoria Generale keynesiana occupazione vi ritorni è la flessibilità dei salari monetari (viceversa, la rigidità dei salari monetari è la responsabile della disoccupazione) 5 , propone la propria teoria. Più precisamente, Keynes, osservato che l’economia capitalistica si trova normalmente in condizioni di disoccupazione, intende dimostrare che l’equilibrio di piena occupazione non può essere il risultato di automatismi ma piuttosto una condizione da perseguirsi deliberatamente attraverso un’adeguata politica economica. Inoltre, la flessibilità dei salari monetari non favorisce affatto l’avvicinamento verso la piena occupazione, ma allontana il sistema da quell’obiettivo. In altri termini, la relazione fra salari monetari ed occupazione in genere è molto più complicata di quanto la teoria classica supponga: soltanto in particolari circostanze, una riduzione dei salari monetari assicura più alti livelli di occupazione. La divergenza tra le due posizioni, sostiene lo stesso Keynes, è essenzialmente metodologica. 5 Keynes, riesaminando la teoria classica nella versione accreditata nella letteratura economica, esprime un giudizio negativo circa la sua correttezza logica. A suo giudizio, infatti, la tesi classica dell’efficacia di una riduzione dei salari monetari per aumentare l’occupazione poggia su un’ipotesi implicita: che (dal punto di vista logico) sia possibile la trasposizione di un ragionamento, valido a livello di singola impresa in concorrenza perfetta, al sistema economico complessivamente considerato. Nel caso della teoria dell’impresa, la relazione inversa tra salari monetari e occupazione poggia sull’ipotesi che la domanda monetaria complessiva (consumi ed investimenti) non vari (cosiddetta “ipotesi di indipendenza della domanda monetaria complessiva rispetto ai salari monetari”). La teoria classica trasferisce quindi questo ragionamento dall’impresa al sistema economico, mantenendo questo presupposto. Così facendo, si commette un errore che la logica classica designa come ignoratio elenchi, ossia esclusione di certe relazioni a favore di altre. L’ipotesi di indipendenza in questione ha senso, quando si considerano gli effetti di una riduzione dei salari monetari sulla quantità prodotta da un’impresa in concorrenza perfetta: proprio le circostanze che servono a definire la concorrenza perfetta consentono di assumerla. Non altrettanto accade a livello di sistema nel complesso, per il quale non è possibile affermare a priori che la riduzione dei salari monetari non abbia effetti anche sulla domanda monetaria: in altri termini consumi o investimenti possono aumentare o diminuire. In pratica, l’argomentazione classica non tiene, perché compie una trasposizione indebita dal punto di vista logico di un ragionamento valido a livello microeconomico, ma non, per analogia, anche a livello macroeconomico (cosiddetto “errore di composizione”). Se si preferisce, utilizzando la terminologia introdotta da Keynes nel capitolo XVIII della sua Teoria generale, la domanda monetaria complessiva può ragionevolmente ritenersi un “dato” per la teoria dell’impresa in concorrenza perfetta ed una “variabile” per una teoria dell’occupazione del sistema nel complesso. Dunque, al di fuori dell’ipotesi implicita, esplicitata da Keynes, la teoria classica non vale, diventando una teoria “particolare” e non “generale” come aspirerebbe ad essere.
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La teoria generale di Keynes: alcune reinterpretazioni ed attualità

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Zaio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Andrea Fumagalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

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Parole chiave

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politica economica
joan robinson
hyman minsky
john maynard keynes
teoria generale di keynes

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