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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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5.4. La rivolta di Reggio Calabria I “fatti di Reggio Calabria” rappresentarono un terreno di prova arduo per la sinistra intera. La sorpresa e gravità del movimento di protesta fu grande e differenti posizioni caratterizzarono l’ormai variegato mondo della sinistra. Netto è il giudizio del PCI che fa un netto distinguo tra la natura della lotta reggina da quelle di Avola e di Battipaglia. Così si esprime a tale proposito Reichlin: Reggio [...] è stato un moto eversivo di destra, diretto e organizzato consapevolmente da un blocco di forze reazionarie impaurite a morte dall’avanzata difficile, faticosa, ma certa, di una situazione politica nuova anche in Calabria”. 1 Reichlin giudica positivamente l’operato del PCI reggino, che decise di condannare il moto, invitando il prefetto al ristabilimento dell’ordine pubblico. Su posizioni critiche rispetto l’operato del PCI a Reggio Calabria si pone il gruppo de “il Manifesto”. In un ampio articolo, Tre mesi di rivolta urbana, Valentino Parlato fa una analisi di ciò che avvenne a Reggio. Parlato non condivide il giudizio del PCI sulla natura della protesta e ne evidenzia la natura popolare. “Non credo che ci voglia molto sforzo, né ricerca di precedenti storici, per sostenere che a Reggio vi è stata soprattutto, una esplosione di collera popolare. Nell’assenza, o nell’estremo logoramento di qualsiasi organizzazione di classe, questa esplosione è stata irretita in quel complesso di complicità parassitaria e reazionaria che domina la cosiddetta “società civile” della città meridionali, ed ha avuto una gestione di destra. [...] Reggio può rientrare nella cosiddetta strategia della tensione [...], ma credere che per tre mesi migliaia di persone si siano mosse a Reggio solo per un complotto di destra è contro ogni logica”. 2 Estremamente critica col PCI è questa analisi di Parlato, sia sul piano dell’azione politica, giudicata insufficiente, che sul piano dell’analisi che vedeva in Reggio solo l’espressione dell’azione di gruppi di destra. Ma un’accusa ancora più grave che Parlato muove verso gli ex-compagni comunisti, riguarda il piano della strategia politica del PCI nei confronti del PSI. Secondo tale interpretazione dei fatti, il PCI per favorire il dialogo con il partito socialista, in Calabria rappresentato dal ministro Mancini, avrebbe “sacrificato” il proprio impegno a Reggio, appiattendosi su posizioni filo-governative, invocando il ripristino dell’ordine pubblico. Il giudizio sull’assenza che Parlato denuncia di un’organizzazione di classe, è così appesantita da un’accusa di opportunismo politico. 1 Alfredo REICHLIN, I fatti di Reggio Calabria, in “Rinascita”, n.33, 21 luglio 1970, anche in Dieci anni di politica meridionale, Editori Riuniti, Roma, 1974, p.172. 2 Valentino PARLATO, Tre mesi di rivolta urbana, in “il Manifesto”, anno II, n.10-11, 1970, (il corsivo è mio).

Anteprima della Tesi di Antonio Landro

Anteprima della tesi: Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975), Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Landro Contatta »

Composta da 466 pagine.

 

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