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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Ala discussione, spostatasi alla Camera dei Deputati, interviene anche Alfredo Reichlin, secondo il quale la legge riproporrebbe immutata la politica degli incentivi, senza prevedere meccanismi selettivi, con modi incoerenti con una nuova linea di sviluppo e di programmazione. I progetti speciali ricevono una valutazione positiva. “Adesso si fa un passo avanti, lo riconosciamo: si comincia a entrare nel merito, a indicare certi contenuti. Questo è il vantaggio dei progetti speciali, che non sono più esercitazioni econometriche su grandezze astratte, ma scelta di contenuti e quindi scelte politiche”. 18 Così. conclude Reichlin: “[...] bisogna arrivare a correggere questa legge. Ecco il senso delle nostre proposte[...]. Pochi punti fondamentali come già detto, nelle direzioni che ho indicato [...]”. 19 I punti indicati da Reichlin sono stati esposti ampiamente nella relazione di Chiaromonte e Soliano, rimarchevole mi pare l’invito a realizzare modifiche alla legge solo in pochi punti fondamentali. L’invito pare molto conciliante e frutto d’una ricerca di dialogo. Che i toni siano molto lontani dall’asprezza polemica lo dimostra anche la valutazione fatta dei progetti speciali. Naturalmente il dibattito mostra ampiamente le differenze tra le posizioni comuniste e quelle dei gruppi di governo, la soppressione degli organi dell’intervento straordinario è contrastata in modo deciso. Bisogna comunque rilevare che un atteggiamento critico nei confronti della politica straordinaria è diffuso tra le file dei partiti governativi, tanto da poter trovare analogie tra le posizioni di queste e quelle comuniste. Per il gruppo socialista intervenne Manlio Rossi Doria. Egli difende l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, ma difende la logica delle sue diverse frasi, quella “infrastrutturale” seguita da quella volta direttamente alla industrializzazione. L’agricoltura meridionale, secondo Rossi Doria, ha raggiunto buoni risultati grazie alla politica degli ultimi anni. Non altrettanto positivo è il bilancio per quanto concerne l’industrializzazione. Rossi Doria individua negli anni del miracolo economico il periodo in cui fu commesso il “grosso errore”. Non si riuscì ad unificare industrialmente il paese, cosa che era possibile fare in quegli anni. In questo senso è vero ciò che si afferma da più parti: gli obiettivi delle politica meridionalista saranno raggiunti solo cambiando il tipo di sviluppo economico del Paese. Ciò che occorre fare è rapportare il processo economico non più all’accumulazione ma ad un “sistema di finalità di cui il Mezzogiorno rappresenterebbe una delle specificazioni più rilevanti”. 20 18 A.REICHLIN, Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Discussioni, pp.30.779-30.785, ora in P.BINI, Il Mezzogiorno nel Parlamento repubblicano, vol.II, op.cit., p.434. 19 Ibid., p.439.
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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Landro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Nicola Tranfaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 466

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Parole chiave

cassa del mezzogiorno
compromesso storico
comunismo
industrializzazione
partito comunista italiano
pci
programmazione economica
questione meridionale
riforma agraria
urss
storia d'italia
centrosinistra
palmiro togliatti
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