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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Interessanti sono le valutazioni fatte da Alfredo Reichlin in merito alla situazione del Mezzogiorno nel rapporto presentato al Comitato centrale del PCI del 19 ottobre 1970. Reichlin parla di fallimento politico della saldatura tra la battaglia della classe operaia del nord e la lotta delle classi lavoratrici del Sud. Tale saldatura si è manifestata ed ha avuto successo nelle lotte contro le gabbie salariali, ma essa doveva portare ad un risultato di maggior spessore politico: “la formazione di un nuovo schieramento di sinistra e democratico”. 3 Ecco le ragioni del fallimento che Reichlin denuncia autocriticamente: “Prima di tutto il fatto che, nell’autunno, la lotta contrattuale è apparsa troppo come una lotta che riguardava solo gli occupati. Poi, mentre il Mezzogiorno povero veniva colpito duramente dal caro-vita e della crisi delle deboli strutture produttive tradizionali (in qualche modo il 1964 si è ripetuto nel Mezzogiorno), anche la lotta per le riforme è apparsa come ristretta a un “pacchetto” (casa, sanità) da trattare col governo, il cui contenuto sembrava solo diretto a consolidare le conquiste dei lavoratori occupati, specie al nord. Né si è visto bene il valore che quelle questioni avevano anche per il Mezzogiorno. In sostanza ci sembra che il movimento operaio abbia tardato a dare il giusto rilievo al problema dell’occupazione nel Mezzogiorno, non come voce d’aggiungere al “pacchetto”, ma come punto centrale di una linea generale di riforma capace di modificare lo sviluppo di tutto il paese. 4 Tale valutazione è ricca di spunti validi anche per il seguito della politica del PCI nel Mezzogiorno, nel senso che poco verrà fatto per evitare il ripetersi degli errori qui denunciati. E’ dall’esame di quanto scritto da Reichlin che cade sul PCI un’altra pesante critica proveniente questa volta dalla sinistra sindacale. Le critiche vengono da Vittorio Foa che esamina i “fatti di Reggio Calabria”. Foa ammette la sconfitta subita dalla sinistra in quell’occasione dalla sinistra “tradizionale”. Il sindacalista parla di una grave crisi delle organizzazioni di sinistra “che hanno lasciato nelle mani di una destra clientelare e fascista gli strumenti essenziali della protesta e delle lotte popolari”. 5 Partendo da tali considerazioni, Foa valuta negativamente la risposta che il PCI dà a tali situazioni “La debolezza della politica di sinistra si manifesta non solo nello spazio lasciato all’iniziativa della destra, ma anche nel suo contributo oggettivo e involontario a ricomporre la tradizionale autorità di classe, autorità storicamente nemica e oppressiva”. 6 E’ concentrandosi su quest’ultimo punto che l’analisi di Foa diventa caustica nei confronti del PCI. Foa rileva che “sul piano nazionale è in pieno svolgimento un’operazione riformistica di lungo respiro da parte della borghesia industriale e finanziaria”. 7 3 Alfredo REICHLIN, Non interventi dall’alto ma riforme della struttura sociale e politica, 19-20 ottobre 1970, dal rapporto presentato al Comitato Centrale del PCI, in Dieci anni di politica meridionale, op.cit.,p.186. 4 Ibid., pp.186-187. 5 Vittorio FOA, Dopo Reggio di Calabria, in “Giovane critica”, n.24, 1970, anche in Il Mezzogiorno negli anni della repubblica, a cura di Giampiero Mughini, “Nuova serie dei quaderni di Mondo Operaio”, 1977, p.413. 6 Ibid., p.414.
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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Landro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Nicola Tranfaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 466

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Parole chiave

cassa del mezzogiorno
compromesso storico
comunismo
industrializzazione
partito comunista italiano
pci
programmazione economica
questione meridionale
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