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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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li sottoponeva al parere del CIPE il quale deliberava su di questi in conformità al programma. Il CIPE a questo punto consultava il Comitato rappresentativo delle Regioni Meridionali, nuovo organismo introdotto dalla legge, composto dai presidenti delle Regioni meridionali avente esclusivamente il potere di formulare pareri o proposte al CIPE. A questo punto il CIPE fissava i criteri per la loro elaborazione tecnica da parte della Cassa. La realizzazione dei Progetti Speciali era affidata dunque alla Cassa per il Mezzogiorno. Altra rilevante novità, legata ad anni di tentativi per introdurla specialmente ad opera di Antonio Giolitti, è l’autorizzazione che, in determinate condizioni, le imprese devono chiedere per la creazione di nuovi impianti nel Sud. Sottoposte a questo vincolo erano società il cui capitale non fosse inferiore ai 5 miliardi di lire, o imprese di qualsiasi dimensione che volessero realizzare progetti di investimento superiori ai 7 miliardi. La società dovevano comunicare al Ministero del Bilancio e della programmazione economica i propri programmi di investimento, il CIPE avrebbe valutato la rispondenza di tali piani agli indirizzi della programmazione economica. In caso di mancata comunicazione al Ministero o nonostante il parere negativo del CIPE, le imprese che effettuavano investimenti dovevano obbligatoriamente versare all’erario il 25% dell’ammontare degli investimenti realizzati. Il CIPE, come possiamo notare ha un potere vincolante molto relativo, le imprese hanno così possibilità di agire con elevati margini di libertà. In questo modo si volle formalizzare la contrattazione programmata, anche se la debolezza del tessuto imprenditoriale e l’allontanarsi dell’ipotesi di uno sviluppo autopropulsivo del Mezzogiorno, finì con dare sempre maggior peso ai grandi gruppi industriali. La debolezza degli strumenti scelti dallo Stato: manovra dei contributi e degli incentivi finanziari, rendeva impossibile una politica di reale programmazione. Una nota critica è mossa da Alfredo Del Monte e Adriano Giannola alla modalità di coinvolgimento delle Regioni meridionali nella politica per il Mezzogiorno. Con il Comitato dei presidenti delle regioni meridionali, per la prima volta viene riconosciuto un ruolo alle amministrazioni locali. Ma il ruolo, visti gli scarsi poteri del Comitato, è quasi nullo. La concezione verticistica della gestione dell’intervento straordinario è rafforzata dall’imperfetto passaggio di competenze dalla Cassa alle Regioni. Vi sono delle norme transitorie nella legge 853 che demandano alla Cassa il completamento dei “programmi già approvati”, questo contribuì a ritardare il passaggio delle competenze. Il ruolo della Cassa, in definitiva, esce rafforzato dalla legge e dalla sua pratica applicazione.
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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Landro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Nicola Tranfaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 466

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Parole chiave

cassa del mezzogiorno
compromesso storico
comunismo
industrializzazione
partito comunista italiano
pci
programmazione economica
questione meridionale
riforma agraria
urss
storia d'italia
centrosinistra
palmiro togliatti
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