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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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5.5.1. IL DIBATTITO Nella V Commissione il relatore della maggioranza fu il senatore Michele Cifarelli; per la minoranza comunista il senatore Gerardo Chiaromonte e il senatore Francesco Soliano. Cifarelli riconosce l’incoerenza esistente nei provvedimenti legislativi che da un lato operano a favore del Mezzogiorno, cercando di creare la convenienza economica in grado d’attrarre in quelle regioni gli investimenti, e dall’altro favoriscono le zone più sviluppate e meno bisognose, annullando così gli effetti della politica meridionalistica. Occorre, sostiene il relatore della maggioranza, che leggi meridionalistiche si adeguino alle trasformazioni avvenute in ambito politico, sociale ed economico in Italia e all’estero. Per indicare quale nuovo assetto dovrebbero avere i provvedimenti per il Mezzogiorno, Cifarelli rivolge lo sguardo alle istituzioni della CEE. Egli sostiene che: “La concezione unitaria del Mezzogiorno come “macroregione” deve essere salvaguardata perché soltanto essa consente di imporre alla politica economica nazionale ed a quella europea delle scelte, che non potrebbero essere certo fatte in relazione alle singole Regioni di cui il Mezzogiorno si compone”. 10 Tenere costantemente fermo il concetto del Mezzogiorno come macroregione è indispensabile per evidenziare il peso e il significato che esso ha nell’economia italiana. Il Mezzogiorno non è un’enclave che pesa relativamente sull’economia, è invece una zona la cui arretratezza determina profondamente l’essere dell’economia italiana nel suo complesso. Solo impostando il problema in questi termini sarà possibile ottenere dalla CEE una “politica del territorio” adeguata ai problemi del Mezzogiorno. Tale impostazione è fondamentale anche a livello nazionale. La “macroregione” Mezzogiorno ha un peso notevole di fronte alle singole “aree depresse” delle altre regioni. Il peso è il segno delle reali priorità del paese. L’Italia, sostiene Cifarelli, è l’ottava potenza industriale del mondo, ma da tale “potenza” è escluso il Mezzogiorno. “Il processo di sviluppo del Mezzogiorno è stato fino ad oggi sostanzialmente un sottoprodotto di scelte cosiddette “nazionali”, che rispondevano in realtà alla logica propria degli interessi settoriali e territoriali delle zone più avanzate del paese”. 11 Le direttrici della futura politica economica del paese devono puntare dunque all’integrazione del Mezzogiorno nell’Italia e nell’Europa. I relatori minoranza Chiaromonte e Soliano nella loro relazione affrontano subito il tema della crisi della società italiana. 10 M.CIFARELLI, Atti Parlamentari, Senato della Repubblica, V Legislatura, Documenti- Disegni di legge e Relazioni, ora in P.BINI, Il Mezzogiorno nel Parlamento repubblicano, vol.II, op.cit., p.349. 11 Ibid., p.352.
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Il problema meridionale e i comunisti italiani (1955-1975)

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Landro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Nicola Tranfaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 466

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Parole chiave

cassa del mezzogiorno
compromesso storico
comunismo
industrializzazione
partito comunista italiano
pci
programmazione economica
questione meridionale
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storia d'italia
centrosinistra
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