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La circolazione dei beni culturali nella Comunità europea

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L’idea che esistano beni del patrimonio culturale e nazionale che per il loro interesse eccezionale appartengano al patrimonio mondiale è ormai largamente condivisa. Su questa convinzione poggia il principio, sottolineato da questa Convenzione, per cui “tutta la collettività internazionale deve partecipare alla loro tutela, resa oggi più urgente dall’aggravarsi della minaccia della loro distruzione, sia per naturale degradazione, sia per l’effetto dell’evoluzione della vita sociale ed economica, prestando forme di assistenza collettiva per sopperire anche alla insufficienza delle risorse economiche, scientifiche e tecniche del Paese nel cui territorio vi siano beni da salvaguardare” 18 . La Convenzione riconosce, per quei beni che in essa sono elencati 19 e considerati di “valore universale eccezionale” l’obbligo di provvedere alla loro tutela, conservazione e valorizzazione culturale e naturale per la trasmissione alle future generazioni. In essa vi è inoltre l’impegno a non adottare misure che possano recare danno al patrimonio culturale e naturale esistente sul territorio di un altro Stato 20 . Per far fronte a questo impegno, la Convenzione dispone l’istituzione di un fondo denominato “Fondo del patrimonio mondiale”, nel quale confluiscono i contributi obbligatori e volontari degli Stati membri. Il “Comitato del patrimonio mondiale”, istituito presso l’UNESCO, ha tra i suoi compiti quello di compilare ed aggiornare un “Elenco del patrimonio mondiale” sulla base degli elenchi dei beni evidenziati da ciascuno Stato membro. Mentre spetta al Comitato la valutazione del requisito di “valore universale mondiale”, l’inserimento 18 ALIBRANDI T. – FERRI P., I beni culturali e ambientali, Milano, Giuffrè Editore, 2001, pag. 61. 19 La Convenzione distingue un “patrimonio culturale” (comprendente i “monumenti” ovvero le opere di architettura, scultura, pittura e strutture archeologiche, i “complessi” così definiti i gruppi architettonici validi per la loro unità o per la loro integrazione nel paesaggio e i “siti”, ovvero le opere dell’uomo o creazioni congiunte dell’uomo e della natura, nonché le zone archeologiche), ed un “patrimonio naturale” (formato da “monumenti naturali” costituiti da formazioni fisiche e biologiche, formazioni geologiche e fisiografiche nonché le zone costituenti habitat di specie di animali o vegetali minacciate, siti naturali oppure le zone naturali rigorosamente delimitate). 20 Sul piano organizzativo, la Convenzione istituisce presso l’UNESCO un “Comitato del patrimonio mondiale” composto da quindici Stati eletti nel corso delle sessioni ordinarie della Conferenza Generale dell’UNESCO. Nello svolgimento dei suoi compiti il comitato si avvale dei servizi del Centro Internazionale di studi per la conservazione ed il Restauro dei Beni culturali (di Roma) del Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS) e dell’Unione Internazionale per la conservazione della Natura e delle sue Risorse (UICN).
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La circolazione dei beni culturali nella Comunità europea

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Meneghin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucia Serena Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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Parole chiave

beni culturali
unidroit
diritto internazionale
circolazione dei beni culturali

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