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La circolazione dei beni culturali nella Comunità europea

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costumi della guerra terrestre, annesso alla II Convenzione dell’Aja del 1899 11 . All’interno di questo regolamento si sottolineano in modo particolare i rischi insiti nelle operazioni militari di bombardamento e si enuncia l’obbligo dei belligeranti di adottare tutte le misure necessarie a salvare, nei limiti del possibile, gli edifici consacrati alle arti e alle scienze (sempre che non siano adibiti a scopi militari). Anche con il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 12 , successivo alla seconda guerra mondiale, si regolò la materia dei beni culturali, ispirandosi al principio della reintegrazione dei patrimoni dei rispettivi Paesi belligeranti, mentre una piena salvaguardia dai rischi della guerra si ha solo con l’apposita convenzione dell’Aja del 14 maggio 1954 13 . Con questa convenzione, infatti, si toccano sia i temi riguardanti la sottrazione dei beni, quale preda bellica, sia quelli riguardanti il loro danneggiamento. In quella sede venne conferito al bene culturale uno status di garanzia, che per vari aspetti si richiama alle regole che valgono per le formazioni sanitarie. Nello specifico, le norme della Convenzione vietano l’asporto dei beni cultuali ed escludono che essi possano essere oggetto di cattura o di confisca, affermando così 11 Regolamento sulle leggi e costumi di guerra terrestre annesso alla II Convenzione conchiusa all’Aja il 29 luglio 1899, approvata dall’assemblea federale il 17 giugno 1907, entrata in vigore il 28 giugno 1907. CS 11 373; FF 1900 III 1, 1907 I 824 ediz. ted. 1900 III 73, 1907 II 134 ediz. francese. Relativamente alle convenzioni per la tutela dei beni culturali in tempo di guerra vi è anche un Regolamento annesso alla IV Convenzione del 18 ottobre 1907, sul bombardamento da parte delle forze navali. Cfr. FRIGO, La circolazione internazionale dei beni culturali, op. cit., pagg. 89 e ss. 12 Reso esecutivo in Italia con D.Lgs. del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430, è pubblicato in Suppl. n. 295 alla G.U. del 24 dicembre 1947. L’art. 75, § 2 del Trattato con l’Italia dispone esattamente che “L’obbligo di restituire si applica a tutti i beni identificabili che si trovino attualmete in Italia e che siano stati sottratti con la violenza o la costrizione dal territorio di una delle Nazioni Unite, da qualunque delle Potenze dell’Asse, qualunque siano stati i successivi negozi mediante i quali l’attuale detentore di tali beni se ne sia assicurato il possesso”. Il punto 9 dell’art. 75 contiene, invece, un obbligo di tipo riparatorio per l’equivalente, nella sola ipotesi si impossibilità di restituzione del bene: “Se in casi specifici fosse impossibile per l’Italia di effettuare la restituzione di oggetti aventi un valore artistico, storico od archeologico e appartenenti al patrimonio culturale delle Nazioni Unite dal territorio della quale tali oggetti vennero sottratti con la violenza o la costrizione da parte delle Forze Armate delle autorità o di cittadini italiani l’Italia si impegna a consegnare alla Nazione Unita interessata oggetti della stessa natura e di valore approssimativamente equivalente a quello degli oggetti sottratti, in quanto siffatti oggetti possano procurarsi in Italia”. 13 Convention for the Protection of Cultural Property in the Event of Armed Conflict, Regulations for the Execution of the Convention and Protocol. La Convenzione è entrata in vigore il 7 agosto 1956. L’Italia ha ratificato la Convenzione con L. 7 febbraio 1958, n. 279, pubblicata in G.U. (suppl. ord.) dell’11 aprile 1958, n. 87, è in vigore dal 9 agosto 1958. Alla data del 9 aprile 2002 via avevano aderito 103 Stati (tabella relativa allo stato delle ratifiche, sito www.unesco.org).

Anteprima della Tesi di Claudia Meneghin

Anteprima della tesi: La circolazione dei beni culturali nella Comunità europea, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Claudia Meneghin Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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