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Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici

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2. Lo sviluppo dei mass media: la radio in particolare In qualunque regione italiana ci si trovi, accendendo un apparecchio ricevente si può scegliere tra una svariata offerta di segnali. Le due bande tradizionalmente più utilizzate per il servizio di broadcast sono le onde medie (Am) e la modulazione di frequenza (Fm). La prima (salvo rari casi) è dai lontani anni venti solo appannaggio dell’emittente di stato, essendo alquanto costosa la manutenzione e la gestione degli impianti di trasmissione in questo range di frequenze. Le onde medie offrono comunque la possibilità di raggiungere un bacino più vasto con una sola frequenza, con tutti i vantaggi che ne derivano. La Rai ha introdotto questa tecnologia in modo piuttosto improprio, e soprattutto immaginando che la situazione di monopolio si sarebbe mantenuta costante. Questo ha comportato la creazione di un numero molto elevato di trasmettitori di bassa potenza, che irradiano il segnale su un numero spropositato di frequenze con un sistema a «macchia di leopardo» che non aiuta affatto la ricezione. Inoltre il criterio di copertura è stato territoriale e non demografico o di spostamento, senza curarsi dell’esistenza dei centri urbani e delle grandi arterie di comunicazione che all’epoca non esistevano neppure. Purtroppo però non è stato neppure in seguito possibile riorganizzare la distribuzione del segnale radiofonico statale: due sole emittenti, Radio1 e Radio2, godono di una copertura teoricamente completa del territorio, mentre il terzo canale ha una copertura sensibilmente inferiore. La modulazione di frequenza invece viene utilizzata, oltre che dalla Rai, anche da numerose altre emittenti. Ha permesso la nascita delle radio libere e private e ne ha condizionato il formato, che è stato mutuato da quello delle analoghe radio sorte in precedenza nei paesi anglosassoni. La sua maggiore duttilità rende quindi agevole la trasmissione in stereo ed è più adatta alla musica. Prima di proseguire nell’analisi è bene soffermarsi su una distinzione importante, quella tra «radio libere» e «radio private». Dal punto di vista etimologico il termine ‘libero’ significa «che non ha padrone, che ha piena libertà di azione e di movimento». L’aggettivo ‘privato’ indica «qualcosa che è proprio della persona, non pubblico e non comune ad
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Il management del settore radiofonico e le sfide della multimedialità: analisi di casi emblematici

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Stella
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle Amministraz. Pub. e delle Istituz. Internaz.
  Relatore: Anna Cugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

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