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Lo sviluppo della tecnica metaforica ed il ruolo del narratore in quattro opere del primo William Golding: ''The Inheritors''(1955), ''Pincher Martin''(1956), ''Free Fall''(1959) e ''The Spire''(1964)

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CAPITOLO PRIMO: �FABLE�. PINCHER MARTIN (1956) 5 il narratore sembra subire in tutto e per tutto l’autorità percettiva del protagonista. Pensiamo al primo impatto con la dimensione umana del naufrago: He was struggling in every direction, he was the centre of the writhing and kicking knot of his own body. 13 Il narratore non fornisce alcuna premessa logica a ciò che sta accadendo e, anche più tardi, non si propone mai di ripercorrere sistematicamente le cause di un avvenimento di cui pare silenzioso testimone, ma che può leggere soltanto tramite le lenti deformanti del personaggio. Spesso vengono forniti esempi di riflessioni intime, confidenziali che rivelano una introspezione talmente intensa del narratore da far pensare ad una sua onniscienza sconfinata. Ecco alcuni esempi in cui la mente dell’eroe è un facile accesso alle scorribande del narratore. His mind inside the dark skull made swimming movements long after the body lay motionless in the water. 14 The words that had formed in his mind were: Where is this bloody rock? But that seemed to risk something by insult of the dark cleft so that he changed them in his throat. �Where the hell am I?� 15 In questo secondo frammento il narratore testimonia addirittura la mancata realizzazione del pensiero in parola. Va poi aggiunto il ricorso a perifrasi per esprimere particolari impressioni e sensazioni di Pincher Martin, quasi instaurando una sorta di gergo privato fra narratore e personaggio. The needle reached after him in the skull behind the dark arch. 16 Interpretare letteralmente questa descrizione significherebbe ignorare che “the needle” è metonimia del dolore, non ad un semplice livello fisico, ma più profondamente psicologico (contrapposto a “the fire of hardnesses”, “il fuoco causato dall’indurimento delle membra” che identifica il dolore fisico, periferico). Inoltre “the dark arch” non è un arco di pietra ma quella zona del cervello in cui la personalità fluttua senza più alcuno stimolo. Da queste precisazioni risalta lo stretto legame di collaborazione fra narratore e personaggio. Tuttavia è frequente la situazione in cui il narratore deve ridimensionare la sua onniscienza perché Pincher Martin si viene a trovare di fronte ad un muro che ostacola il cammino logico delle sue meditazioni. Facciamo appello ancora ad un esempio. The pictures that came and went inside his head did not disturb him because they were so small and remote. There was a woman�s body, white and detailed, there was a boy�s body; there was a box office, the 13 WILLIAM GOLDING, PM, op. cit. in nota n.9 di questo capitolo, p.7. Egli si dibatteva in ogni direzione, egli era il centro del nodo spasmodico e recalcitrante del suo stesso corpo. 14 Ibidem, p.16. La sua mente all�interno del cranio oscuro faceva movimenti natatori molto tempo dopo che il corpo si era disteso immobile nell�acqua. 15 Ibidem, p.30. Le parole che si erano formate nella sua mente erano: dov�� questa maledetta roccia? Ma ci� sembrava in qualche modo rischioso per l�insulto rivolto al crepaccio buio cosicch� le cambi� in gola. / �Dove diavolo mi trovo?� 16 Ibidem, p.43. L�ago lo raggiunse nel cranio dietro la volta oscura.

Anteprima della Tesi di Luigi Gussago

Anteprima della tesi: Lo sviluppo della tecnica metaforica ed il ruolo del narratore in quattro opere del primo William Golding: ''The Inheritors''(1955), ''Pincher Martin''(1956), ''Free Fall''(1959) e ''The Spire''(1964), Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Luigi Gussago Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2022 click dal 20/03/2004.

 

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