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Le rogatorie internazionali in materia penale

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18 emerse la volontà di escludere da tale adattamento i trattati 24 . Discostandosi da tale orientamento, autorevole dottrina sostenne invece che per l’adattamento del diritto italiano al diritto internazionale particolare o convenzionale non sarebbe stata necessaria la legge o l’ordine di esecuzione 25 . Alla fine prevalse la prima impostazione, come dimostrato dal fatto che la seconda non è stata accolta né dalla prassi parlamentare né dalla giurisprudenza 26 . L’adattamento automatico del diritto italiano deve quindi ritenersi operante rispetto alle sole norme internazionali generali, così come individuate dagli interpreti 27 . All’interno della gerarchia delle 24 Tra i motivi principali che influenzarono tale scelta, come primo si annovera l’esempio di altre costituzioni, come quella spagnola del 9 dicembre 1931 o la Costituzione di Weimar. Quest’ultima all’art. 4 recitava: «le regole generalmente riconosciute del diritto internazionale valgono come elementi vincolanti del diritto imperiale tedesco» («die allgemein anerkannten Regeln des Völkerrechts gelten als bindende Bestandteile des deutschen Reichsrechts» ). Simile l’art. 7 della costituzione spagnola citata (v. PERASSI, La nuova Costituzione spagnola e il diritto internazionale, in Riv. dir. internaz., 1932, p. 454- 455) . Un altro motivo che indusse ad escludere dall’adattamento automatico le norme convenzionali fu la diffidenza manifestata da alcuni deputati (tra cui ad es. Togliatti) nei confronti del diritto internazionale. 25 Ciò sarebbe dovuto al fatto che l’art. 10 della Costituzione, nel prevedere l’adattamento del nostro ordinamento al diritto internazionale generale, conforma il diritto italiano anche alla norma internazionale generale pacta sunt servanda (“i trattati vanno osservati”). Tale adattamento trasforma automaticamente in diritto interno i trattati stipulati dallo Stato italiano. La pubblicazione dei trattati sulla Gazzetta Ufficiale, pertanto, renderebbe efficaci norme già esistenti nel nostro ordinamento. Due sono le ragioni fondamentali di cui la dottrina citata si è avvalsa per argomentare la sua tesi. La prima consisteva nel fatto che non accogliendo tali ragioni si sarebbe finito per avvallare l’incongrua prassi parlamentare secondo la quale il Parlamento si pronuncia due volte, una prima volta per autorizzare il Capo dello Stato a ratificare il trattato, ed una seconda volta per rendere esecutivo il trattato nel nostro ordinamento; e ciò sarebbe stato assurdo considerando il fatto che, nella prassi italiana, l’atto di autorizzazione alla ratifica e l’atto normativo di esecuzione sono sempre stati contemporanei e contestuali. La seconda argomentazione si sostanziava nella constatazione per la quale in Italia sono state applicate molte convenzioni internazionali (ad esempio in materia di estradizione) anche quando non esisteva un ordine di esecuzione emesso con legge formale. L’ordine di esecuzione, inoltre, nella prassi è stato emesso anche relativamente a trattati non ancora in vigore. Ciò dimostrerebbe la sua non necessarietà, poiché, se fosse veramente indispensabile, dovrebbe seguire e non precedere l’entrata in vigore del trattato, visto che il suo oggetto deve essere costituito da norme internazionali che già esistono (R. QUADRI, Diritto internazionale pubblico, Napoli,1968, pag. 64-68). 26 Le obiezioni principali che hanno portato a respingere una tale tesi sono varie. Si è osservato anzitutto che essa contrasta con la volontà del costituente, il quale, come ben si ricava dai lavori preparatori, ha voluto in modo netto e indiscutibile escludere che i trattati fossero inclusi nell’art. 10 (comma 1) della Costituzione. In secondo luogo, è sembrato che nel nostro ordinamento non ci sia l’esigenza di adattarsi alla norma internazionale espressa con il brocardo pacta sunt servanda, non trattandosi di una norma materiale. Essa, infatti, sarebbe una norma sulla produzione giuridica che conferisce agli Stati la facoltà di concludere accordi e annette a tali accordi il valore di atti normativi. Infine, si è obiettato che, in considerazione del rango costituzionale che avrebbero le norme consuetudinarie, attraverso gli accordi con gli altri Stati si eluderebbero le garanzie costituzionali. 27 Lavoro reso non facile per la presenza di autorevole dottrina che non riconduce le norme generali alle sole norme consuetudinarie, ivi compresi i principi generali di diritto riconosciuti dalle Nazioni civili, ma asserisce l’esistenza di altre categorie di norme generali come per esempio Principi o Dichiarazioni dell’Assemblea dell’ ONU.
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Le rogatorie internazionali in materia penale

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Informazioni tesi

  Autore: Mirko Zantedeschi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marcello Busetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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Parole chiave

assistenza giudiziaria internazionale
rogatorie internazionali
procedura penale
legge n. 367-2001
commissione rogatoria

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