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La revisione

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e dei Consultori in Sicilia): il riesame della sentenza definitiva diventa, in tal modo, un diritto del condannato. 3. Il codice di procedura penale del 1865. La storia successiva è legata alle codificazioni ufficiali; già abbiamo visto come l’istituto venga reintrodotto in Francia nel Code del 1808. In Italia il codice di procedura penale del 1865, ispirandosi manifestamente al codice francese, ne recepisce, pressoché testualmente, il complesso normativo 13 . In particolare interessa sottolineare come, in entrambe le legislazioni, l’ammissibilità della revisione sia condizionata al verificarsi di uno o più casi predeterminati dalla legge: si ritorna, cioè, al sistema “a critica vincolata” concepito dai romani. Il condannato ha la possibilità, pertanto, di contestare la pronuncia giurisdizionale, allorché, anzitutto, vi sia inconciliabilità tra sentenze di condanna di due persone relativamente ad un medesimo fatto (art. 688 c.p.p.). Esigenze di economia processuale, piuttosto che di giustizia sostanziale, suggerirono di contenere la fattispecie ai soli delitti puniti con la pena dell’ergastolo, dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, della reclusione o della detenzione per un tempo maggiore dei tre anni 14 , quasi a dimostrazione che per i reati c.d. bagatellari il rischio dell’errore giudiziario possa essere addebitato all’imputato, su cui pertanto grava, non solo l’onta di una sentenza di condanna, ma anche il fardello di una pena immeritata. La ragione del riesame, relativamente all’ipotesi qui configurata, consiste nella necessità di evitare contraddizioni all’interno dell’ordinamento giudiziario. La fattispecie manifesta, tuttavia, limiti evidenti: il condannato può esperire tale mezzo di impugnazione limitatamente all’ipotesi di contrasto tra due pronunce di condanna, dovendosi, invece, escludere la possibilità di contestare incompatibilità derivanti dal raffronto di una sentenza di condanna con una di assoluzione (si pensi, ad esempio, alla condanna inflitta a Tizio e all’assoluzione per insussistenza del fatto pronunciata a favore di Caio, concorrente nel medesimo reato). La casistica impone, altresì, la necessaria «unità obbiettiva e la pluralità subbiettiva» 15 ; con ciò si intende che il riesame è ammesso purché un medesimo fatto sia attribuito contemporaneamente a due persone differenti, mentre 13 Così G. PETRELLA, Le impugnazioni nel processo penale, vol. II, Giuffré, Milano, 1965, pag. 588. 14 La parola “delitto” va qui interpretata, come per il successivo art. 690 c.p.p., alla stregua di “crimine”, ai sensi dell’art. 20 del decreto 1 dicembre 1889 n. 6509, contenente le disposizioni per l’attuazione del codice penale. 15 P. TUOZZI, Principi del procedimento penale italiano, Stb. Tip. M. D’Autria, Napoli, 1909, pag. 508.

Anteprima della Tesi di Alessio Matarazzi

Anteprima della tesi: La revisione, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessio Matarazzi Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

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