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La revisione

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c.p.p.). Nel giudizio di rinvio, «i testimoni condannati per falsa testimonianza o per reticenza non potranno più essere sentiti nel nuovo dibattimento» (art. 691 c.p.p.). La revisione c.d. “a futura memoria”, ammessa dal Code, è parimenti disciplinata dal codice di rito italiano; in particolare, l’art. 692 c.p.p., ne circoscrive l’ambito di applicazione ai soli casi di sentenze inconciliabili e di esistenza in vita della presunta vittima di omicidio. Nulla è invece dato per ciò che riguarda la condanna intervenuta sulla base di false testimonianze, nonostante la correzione di rotta da parte del legislatore francese e le sollecitazioni, in tale direzione, della dottrina 24 . 4. La revisione secondo il codice di procedura penale del 1913. Sul finire del secolo l’istituto è oggetto di accese discussioni in ambito scientifico: il Lombroso, il Rebaudi, l’Olivieri e l’Orano denunciano in modo incisivo la terribile realtà degli errori giudiziari e la loro particolare frequenza nel processo penale. Sulla scorta di ciò, si manifesta in Italia un vasto movimento di pensiero che propugna l’allargamento dei casi, nonché l’apertura alla revisione per ingiustizia parziale, estranea al codice del 1865 25 , e delle sentenze di assoluzione. Le domande di rinnovamento così avanzate non furono accolte dal legislatore del 1913, che «si ispirò a criteri di rigorosa tutela del giudicato» 26 e che, come lo stesso afferma nella Relazione sul progetto preliminare del codice (pag.113), ha «seguito criteri esclusivamente giuridici e pratici trascurando le declamazioni sofistiche o patetiche che abbondano su questo oggetto, le quali si ispirano a concetti particolari della giustizia, non di rado paradossali e stravaganti, o a un vano ideale di perfezione, o a un sentimentalismo morboso, contrastante con le ineluttabili necessità della disciplina sociale». Le istanze dottrinali, che suggerivano l’introduzione della revisione contra reum, vennero rigettate, seppur dopo un’attenta valutazione 27 . Il legislatore ritenne di non dare seguito a 24 «Nondimeno vedesi in questa occasione dimenticato l’art. 690, e con errore, al quale invece riparò la legge francese del 1867. Riabilitare la memoria di un estinto condannato, ogni qualvolta l’errore giudiziario si è fatto palese, è sempre cosa consentanea a giustizia […]: col corpo non muore tutto l’individuo, ed i parenti e gli amici dell’estinto hanno interesse a che sia cancellata su di costui la macchia, che un erronea sentenza gli aveva improntata» (P. TUOZZI, Lineamenti, cit., pag. 512). 25 «Mentre perfino il codice di procedura napoletano ammetteva la revisione tutte le volte fosse apparsa l’ingiustizia, sia totale sia parziale, questa non essendo meno preziosa di quella» (P. TUOZZI, Lineamenti, cit., pag. 519). 26 G. PETRELLA, Le impugnazioni, cit., pag. 589. 27 «Fu discusso se estenderla anche alle sentenze di assoluzione; in qualche progetto parziale, rimasto allo stato di gestazione, questa proposta aveva ottenuto favore» (L. MORTARA- U. ALOISI, Spiegazione pratica del codice di procedura penale, UTET, Torino, 1915, pag. 520).
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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Matarazzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Claudia Cesari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

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adriano sofri
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