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La tutela della riservatezza nel rapporto di lavoro

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71 al datore di lavoro di indagare - anche a mezzo di terzi - al fine di conoscere le sue opinioni politiche, sindacali o religiose nonché i fatti non rilevanti per la valutazione delle sue attitudini professionali. Può dirsi, allora, che accanto alle ipotesi di tutela del riserbo, dell’ isolamento materiale e psicologico del lavoratore, come tali ascrivibili al contenuto ‘primordiale’ del diritto alla privacy, il proprium della disciplina lavoristica sta proprio nel predetto art. 8 ( 10 ). A questo punto non è difficile risolvere il contrasto dottrinale tra chi ha indicato nello Statuto l’ atto di nascita del ‘diritto alla riservatezza’ del lavoratore subordinato ( 11 ) e chi ha invece interpretato le norme statutarie come specificazione di un prin- cipio generale preesistente ( 12 ). In entrambe le tesi è contenuto un nucleo di verità: se è vero 10 Chieco, Il diritto alla riservatezza del lavoratore, in Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali, 1998, pp. 22- 23. 11 “ Di un diritto ‘naturale’ di riservatezza a favore del lavoratore nei luoghi di lavoro e nello svolgimento di un’attività dovuta al creditore di lavoro, non può certo parlarsi (...). Piuttosto deve dirsi che il legislatore dal 1970 ha creato (…) questo diritto alla riservatezza che discende, almeno in certi limiti, dalla normativa in discorso”. Pera, Lezioni di diritto del lavoro, a commento degli artt. 4 e 6 dello Statuto, 1977, p. 495. 12 Come ad esempio il Romagnoli, in Statuto dei diritti dei lavoratori, la cui affermazione sulla preesistenza di un diritto generale di riservatezza del prestatore di lavoro, al pari di ogni altro cittadino, si colloca nel contesto del commento all’art. 8 dello Statuto, 1972, pp. 135- 137.

Anteprima della Tesi di Mario Azzella

Anteprima della tesi: La tutela della riservatezza nel rapporto di lavoro, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mario Azzella Contatta »

Composta da 233 pagine.

 

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