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Stephen Toulmin ''neo-umanista'': scienza, etica e retorica

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Per Russell non ci sono comunque fatti veri o falsi: soltanto le proposizioni possono essere vere o false e le proposizioni, come egli adesso sostiene, sono simboli, non fatti costituenti il mondo. Esse sono classificate da Russell come atomiche o molecolari, considerando queste ultime esprimibili tramite "funzioni di verità" di proposizioni atomiche – la loro verità o falsità, cioè, è interamente determinata dalla verità o falsità delle proposizioni atomiche che, collegate dalle costanti logiche, le compongono. Il valore di verità di una proposizione atomica, invece, può essere deciso solo confrontandola con il fatto che essa descrive, quindi, per fare un esempio, la proposizione "molecolare" "p e q" è vera se le proposizioni atomiche p e q sono entrambe vere, ed è falsa se una di loro è falsa o ambedue, ma la verità di p è indipendente dalla verità di qualsiasi altra proposizione e legata all'effettivo verificarsi dei fatti da essa espressi. Dunque Russell non sosteneva più che la verità è una proprietà indefinibile caratterizzante certe proposizioni e non altre, ma, piuttosto, che è possibile caratterizzarla in termini di corrispondenza con i fatti: la veracità di un giudizio è determinata dall'esserci un fatto a cui il giudizio corrisponde. Conseguentemente, le proposizioni non sono più ritenute da Russell come le costituenti ontologiche della realtà, ma scendono al rango di mere entità linguistiche che corrispondono o no ai fatti. Anche la teoria russelliana del giudizio incorse in modifiche: giudicare non significava più per Russell impostare una relazione binaria tra una persona e una proposizione, bensì stabilire una relazione multipla tra i componenti della proposizione esprimente il giudizio formulato da una persona e la forma logica della proposizione stessa, che descrive il modo in cui i componenti dell'asserzione sono uniti impedendo così di confondere, per esempio, "a precede b" con "b precede a". La forma di un giudizio per Russell è identica alla forma del fatto che rende vero quel giudizio. Le forme, abbiamo già visto, sono anch'esse entità, fatti, ma di un tipo totalmente generale, privo di contingenze (e quindi aprioristicamente vero), di cui la mente viene a conoscenza attraverso una sorta di "esperienza logica" (presupposto basilare della nostra capacità di giudicare) e che poi combina nel giudizio con i costituenti del giudizio stesso. Le forme sono esplicitamente ottenute tramite un processo di generalizzazione, rimpiazzando tutti i nomi di enti particolari, di proprietà e di relazioni in una frase completamente analizzata (cioè da cui tutti i simboli incompleti sono stati espunti) con variabili reali (es.: "Romeo ama Giulietta" diviene "xRy"). Anche i giudizi inerenti le forme sono completamente generali; essi non hanno parti costituenti e Russell li paragona ai giudizi della logica, concernendo entrambi l'"intelaiatura" generale del mondo – come ad esempio il giudizio già riportato "Se qualcosa ha una certa proprietà e qualsiasi cosa abbia questa proprietà ha una certa altra proprietà, allora la cosa in questione ha quest'ultima proprietà". Questo processo di astrazione logica, secondo Russell, è il compito precipuo dell'indagine filosofica, la quale, inventariando le forme logiche presenti nel mondo, descrive le strutture in assoluto più generali delle cose, classificando tutti i tipi di fatti possibili e le loro relazioni reciproche; non dimentichiamoci, infatti, che per Russell la filosofia è affine alle scienze naturali nell'indagare la realtà che ci circonda, ma anche affine alla logica nel declinare astrattamente, formalmente e aprioristicamente questa indagine. Ecco che dunque il "metodo scientifico" propugnato da Russell in filosofia diviene il metodo dell'analisi logica, condotta attraverso il nuovo formalismo da lui elaborato assieme a Whitehead e che lo stesso Russell reputava un linguaggio logicamente perfetto in grado di rispecchiare le forme logiche dei fatti e quindi di rilevare la struttura logica del mondo. Infatti, come abbiamo avuto modo di vedere parlando della teoria delle descrizioni, Russell si andava sempre più convincendo del solco profondo esistente tra le forme grammaticali delle proposizioni e le forme logiche dei fatti che la filosofia deve indagare, giungendo, assieme a Frege, a considerare il linguaggio naturale inadatto a veicolare la struttura logica profonda della realtà. Al contrario, [i]n un linguaggio logicamente perfetto, ci sarà al massimo una parola per ogni oggetto semplice, e tutto quello che non è semplice sarà espresso mediante una combinazione di parole, una combinazione derivata, naturalmente, dalle parole usate per designare le cose semplici che entrano a far parte del complesso, una parola per ciascun componente semplice. Un linguaggio di questo tipo sarà completamente analitico, e mostrerà a colpo d'occhio la struttura logica dei fatti asseriti o negati. Il linguaggio che è proposto nei Principia Mathematica è un linguaggio di questo tipo. […] I

Anteprima della Tesi di Fabrizio Moneti

Anteprima della tesi: Stephen Toulmin ''neo-umanista'': scienza, etica e retorica, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Fabrizio Moneti Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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