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Dalla scrittura alle immagini. Porte aperte: il romanzo di L. Sciascia e il film di G. Amelio.

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13 essere quello che lo spettatore si aspetta, o comunque desidera, ovvero un happy-end consolatorio ed appagante. Ben altro sarà, invece, fedelmente al principio del controcanto, il finale scelto da Pinter e Reisz per la vicenda moderna. Di particolare efficacia è il modo scelto da Pinter e Reisz di rendere la "doppia visione" presente nel romanzo di Fowles, data in quest'ultimo dal continuo oscillare tra la narrazione della storia vera e propria e la messa a nudo delle convenzioni e delle ipocrisie del tradizionale racconto vittoriano. Nell'adattamento di Pinter prima e nella resa filmica di Reisz poi, questa doppia visione è data da un lato dall'andirivieni tra le due storie e le due situazioni temporali, cosa che implica la facoltà valutativa dei personaggi moderni sulla vicenda passata; dall'altro dalla brillante risposta del film all'autoironia presente nel romanzo nei confronti delle tecniche narrative del romanzo vittoriano, attuata con una altrettanto sottile ironia sulle convenzioni e sulla retorica del "film d'amore in costume". Nell'osservare il rapporto tra la sceneggiatura e il film fino ad ora abbiamo avuto esempi di semplificazione e "sottrazione" da parte del regista, come nel caso della resa filmica delle complesse intersezioni proposte da Pinter, ed esempi di perfetta corrispondenza, come abbiamo visto esaminando la resa del doppio punto di vista. Esiste anche un caso di "addizione", ovvero di ulteriore esasperazione fatta dal regista nei confronti della sceneggiatura; questo avviene nel caso della accentuazione, proposta da Pinter, dei toni romantici già presenti nel romanzo che viene, appunto, ulteriormente sottolineata da Reisz. Tale "addizione" è evidente, ad esempio, nell'interpretazione della scena in cui Sarah,nel romanzo di Fowles, si trova sul davanzale di una finestra, pronta ad un possibile suicidio. Questa scena è resa diversamente nella sceneggiatura: qui lei è in lacrime, seduta davanti ad uno specchio ed intenta a disegnare un ritratto di se stessa. Ancora diversa è la resa filmica di Reisz, nella quale vengono eliminate le lacrime, ma moltiplicati gli inquietanti autoritratti che ella disegna, sempre stando seduta di fronte ad un specchio che riflette una ulteriore immagine di sé stessa. Del resto il regista usa spesso il motivo dello specchio, nel corso del film, come il correlativo- immagine più immediato di doppia visione. Nelle scene iniziali, addirittura, mentre scorrono ancora i titoli di testa, l'uso dello specchio serve ad anticipare la tripla visione implicita nel film. In una complessa costruzione di riflessi e prospettive

Anteprima della Tesi di Clementina Savino

Anteprima della tesi: Dalla scrittura alle immagini. Porte aperte: il romanzo di L. Sciascia e il film di G. Amelio., Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Clementina Savino Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

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