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L'economia della palude e l'economia del mare nell'Alto Adriatico romano: immaginario antico e nuove prospettive esegetiche

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6 che ci si allontanava dalla zona litoranea e ci si addentrava nell’interno del territorio. 6 Alla limitatezza dell’informazione bisogna poi aggiungere il deplorevole naufragio di moltissime opere greche e la frammentarietà di tante altre; dei geografi greci arcaici infatti, tranne il periplo dello Pseudo-Scilace 7 , ci sono pervenuti solo frammenti, per giunta in via indiretta cioè incorporati in opere più recenti. Fermando qui il breve cenno alle fonti greche di età tardo arcaica, sulle quali ci siamo in ogni caso soffermati solo per una parte limitata della nostra ricerca, merita ora enucleare le diverse restrizioni cui si può andar soggetti nel delineare un frammento di storia economica dell’antichità. La povertà e l’indeterminatezza delle informazioni sono infatti aggravate anche dal limitato interesse verso l’economia nutrito da gran parte delle fonti classiche, che non sembrano aver mai elaborato precise formulazioni teoriche o procedure statistiche in merito. 8 Ciò vale ancor di più per un tipo di economia ‘particolare’ quale può essere quella palustre: elemento negativo e incerto, la palude ha infatti spesso assunto un ruolo marginale nell’insieme del paesaggio antico, tanto che il giudizio storico e la valutazione economica che le competono, nel quadro della geografia mediterranea, hanno più volte contribuito a cancellarne la presenza dalla memoria collettiva. A prescindere dal fatto che gravano ancor oggi i pregiudizi sull’immagine della palude, cioè l’idea che essa sia un elemento malsano e improduttivo, molti testi antichi si prestano a interpretazioni ambigue; è quindi all’ ‘archeologia del paesaggio’ (ossia lo studio della geomorfologia) che viene demandato il difficile compito di ‘riportare in vita’ le paludi di un tempo. Tuttavia la topografia storica si trova spesso costretta a compiere un lavoro deduttivo, che si compone di esperienze tecniche e materiali, ma anche di comparazioni ricavate da una conoscenza dipendente dall’esperienza attuale. Si riscontra poi contraddizione fra l’uniformità delle fonti e la varietà del paesaggio mediterraneo, in quanto aspetti assai diversi del territorio vengono descritti con lemmi simili o uguali. Anche se ciò sta ad indicare una certa capacità di sintesi 6 VEDALDI IASBEZ 1994, pp. 46-47. 7 Sotto il nome di Scilace di Carianda ci è pervenuto un Periplo del Mediterraneo, che la critica moderna individua come Pseudo-Scilace. Si tratta di un codice unico e lacunoso, il Parisinus 443 suppl.; la datazione dell’opera è assai controversa, in quanto l’analisi interna ha dimostrato che, accanto a parti arcaiche, si riconoscono elementi seriori. Sebbene la descrizione del Ponto Eusino rispecchi una situazione del VI sec. a.C. ca., la maggior parte degli studiosi a partire dal Müller 1855, pp. XXXIII-LI, sulla base di ulteriori prove interne, concordano nel datare la redazione pervenutaci tra il 338 e il 335 a.C. Cfr. PERETTI 1979. 8 MUSTI 1987, pp. 6-7.

Anteprima della Tesi di Irene Cao

Anteprima della tesi: L'economia della palude e l'economia del mare nell'Alto Adriatico romano: immaginario antico e nuove prospettive esegetiche, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Irene Cao Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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