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La comunicazione pubblicitaria nella prospettiva costituzionale

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La comunicazione pubblicitaria nella prospettiva costituzionale - 15 - Francesco Loforte - 15 - Il dibattito è ancora aperto in Italia, ove in altri paesi si è già chiuso addirittura facendo ricomprendere nella copertura costituzionale della libera manifestazione del pensiero, la pubblicità commerciale 31 . Il nodo qui considerato 32 risulterà evidente quando si parlerà di pubblicità redazionale ed altre forme di pubblicità non dichiarata come tale. La disciplina che se ne occupa mira infatti,proprio a regolare,attraverso il disvelamento obbligatorio, quei casi di mascheramento della pubblicità da manifestazione del pensiero. La norma dell'art. 4 D. Lgs. 74/92, individuando come illecita la pubblicità redazionale non riconoscibile è orientata alla ricerca del limite fra pubblicità e manifestazione del pensiero, in base ad un criterio funzionale. Fin qui si è parlato della pubblicità come comunicazione proveniente dall'impresa, e non vi è dubbio che la comunicazione pubblicitaria sia necessariamente connessa all'esercizio di attività economiche qualificabili come imprenditoriali, ma secondo la normativa non è indispensabile il requisito dell'attività imprenditoriale, richiedendosi solo l'attività professionale. Il che segna un ulteriore progresso rispetto alle tradizionali regole di legittimazione in materia di concorrenza sleale 33 . Terzo ed ultimo elemento, nell'analisi di queste fattispecie definitrici legali, e specificamente nell'ambito della più rilevante, quella contenuta nel D.lgs 74/92 è la diffusione del messaggio, qualora questa sia in corso,quindi non sia stata inibita e non sia stata sospesa dall'Autorità , come previsto dall'art.7, 5°comma dello stesso decreto. 31 V.A.CERRI, La pubblicità commerciale fra libertà di manifestazione del pensiero,diritto di informazione, disciplina della concorrenza, in Diritto dell'informazione e dell'informatica,1995, p.537 32 L'inquadramento costituzionale della materia si è avuto dopo l'approdo della giurisprudenza alla distinzione fra quanto è da inquadrarsi nell'art.21 e quanto invece all'art 41, con i limiti diversi derivanti dalla diversa sfera di collocazione costituzionale della comunicazione pubblicitaria.Non si può risolvere il problema affermando che l'art.21 riguarda la censura e che nulla toglie che la pubblicità possa essere sanzionata ove scorretta. Il ragionamento per cui la libera manifestazione del pensiero non debba comunque porsi in contrasto con altri valori garantiti,vale a consentire l'applicazione di norme penali o civili, ma non consente di invocare contro qualunque comunicazione ingannevole la semplice disciplina orientata al controllo del fenomeno pubblicitario. 33 V. per es. le c.d."campagne collettive":M.FUSI-P.TESTA-P.COTTAFAVI , op.ult.cit. 1993 p.104 (in merito a comunicazioni pubblicitarie da parte di associazioni professionali, artigianali, o professionali). V.anche G.GHIDINI, Della concorrenza sleale,in Il codice civile,Commentario Milano, 1991,p457, in merito agli atti di concorrenza sleale compiuti da associazioni professionali.
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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Loforte
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Cuniberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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