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La prima e la seconda Repubblica. Un'analisi sulla nascita e l'evoluzione del quotidiano La Repubblica: da E. Scalfari a E. Mauro

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- -- Nel segno di Repubblica - -- Il progetto editoriale «La sera del 13 gennaio 1976, alla bocca d’uscita d’una piccola rotativa ‘Goss’ che girava a scarse ventimila copie-ora, nello stabilimento della Stec di piazza Indipendenza a Roma, il primo numero di Repubblica vide la luce» 1 . Con tali parole Eugenio Scalfari ha voluto rievocare, a distanza di numerosi anni, il fatidico momento in cui poté finalmente stringere tra le mani la creatura sua e degli altri colleghi e amici che avevano intrapreso con lui questa esperienza umana e giornalistica. Vale la pena soffermarsi a descrivere brevemente la vicenda del fondatore di Repubblica e il ruolo decisivo che ha avuto nella definizione dell’identità del giornale e nella creazione di un’anima redazionale. Personalità di grande spessore culturale e dotata di un indiscutibile carisma, Scalfari affronta a cinquantadue anni la sfida di fondare un nuovo quotidiano, dopo aver accumulato una lunga esperienza giornalistica e opinionistica nel settore dei periodici: tra le colonne del “Mondo” prima e poi soprattutto all“Espresso”, l’innovativo settimanale d’opinione nato dal sodalizio editoriale con Caracciolo. In precedenza ha lavorato nell’ambiente bancario, acquisendo una notevole competenza in campo economico e finanziario. Ma le sua formazione e i suoi interessi sono ben più vasti e comprendono la filosofia, la politica, la letteratura, la sociologia. Dal ’68 al ’72 ha ricoperto anche la carica di deputato al Parlamento nelle file dei socialisti. Fin dall’inizio dell’avventura all’Espresso la sua attività giornalistica è mossa da una forte passione politica ed etica e dalla ferma convinzione, condivisa da molti suoi collaboratori, che la società e le istituzioni italiane già da tempo necessitino di un profondo rinnovamento e che non si sia ancora pervenuti a una democrazia compiuta ed efficiente e a un solido stato di diritto. Scalfari avverte più di altri l’urgenza di inserirsi nel dibattito sociale e politico assumendo un ruolo del tutto inedito, che si contrapponga alla tradizionale tendenza della stampa, e in generale del mondo culturale, a sostenere acriticamente l’ideologia delle varie forze politiche sul campo. Egli pensa ad un giornalismo di matrice liberal, affrancato da qualsiasi pregiudizio di parte e in grado di resistere alle pressioni dei poteri forti; che sappia dunque mantenere una posizione indipendente e la necessaria lucidità critica. La formula del settimanale è ormai troppo limitante, perché non consente di intervenire tempestivamente al rapido succedersi dei fatti. A Scalfari e ai sui collaboratori più fidati viene dunque l’idea di dar vita a una sorta di “Espresso” che sia presente tutte le mattine in edicola: uno strumento informativo autorevole in grado di argomentare e sostenere compiutamente le tesi del riformismo, che dia voce alla nuova classe 1 Scalfari E., La sera andavamo in via Veneto: storia di un gruppo dal Mondo alla Repubblica, 1986, Milano, A. Mondadori, pag.273
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Informazioni tesi

  Autore: Tommaso Pizzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2001-02
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Angelo Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

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