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Marketing territoriale per lo sviluppo locale: il caso ''Corallo e Nuraghi''

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Sicuramente una causa del passaggio dal paradigma della “mass production” alla “automazione flessibile” è l’introduzione nei mercati delle strategie di mercato delle imprese giapponesi, organizzate in modo molto flessibile, che contemporaneamente e su più mercati globali hanno introdotto prodotti della stessa gamma. Iniziano così ad apparire più prodotti concorrenti tra loro ma differenziati da panieri di servizi accessori, riducendo la lunghezza del ciclo di vita del prodotto e proponendo soluzioni personalizzate. Cresce il dominio del cliente, che diventa più esigente e richiede prodotti sempre più personalizzati, di elevata qualità e correlati da una schiera di optionals. Si è modificato il focus delle imprese, non più solo output materiali ma output immateriali e basati su fattori immateriali come la conoscenza, risorsa fondamentale e che ingloba saperi diversi e specialistici. Ogni prodotto vale più della somma dei fattori produttivi, diventa uno status e un insieme di valori per il consumatore, che non consuma e basta ma “vive il prodotto”. Nel momento in cui la domanda slitta verso consumi più sofisticati e personalizzati, il servizio diventa un output produttivo. Le imprese si trovano allora a dover modificare le strategie competitive e l’organizzazione interna: scelgono forme di competizione basate sulla cooperazione con altre imprese e dislocano impianti laddove è più facile approvvigionare il cliente. Attraverso l’internazionalizzazione della produzione ogni spazio competitivo è aperto a tutti settori e a tutti i paesi. Le trading companies giapponesi diventano il modello organizzativo più flessibile e competitivo. Per competere allora le grandi aziende di stampo fordista sono state costrette a rinnovarsi, flessibilizzando la produzione verso la “lean production” (meno fasi e più velocità), specializzando il lavoro e superando il taylorismo per contrastare l’abbassando dei costi di manodopera dei paesi nascenti. Tutto questo “rimpicciolimento” delle dimensioni produttive ha però contemporaneamente stimolato la cooperazione verticale tra imprese, determinando fenomeni di outsourcing, di joint ventures, per competere meglio sui mercati e soddisfare il maggior numero di consumatori. Attraverso la cooperazione si riducono i costi e i tempi dei processi di innovazione e di introduzione di nuovi prodotti. Le grandi imprese multinazionali allora operano politiche transnazionali di investimenti, collocando loro unità produttive in aree a forte specializzazione o con basso costo del lavoro, per le fasi di assemblaggio. Altro elemento che ha modificato il modo di intendere il territorio è stato l’aggregarsi degli stati nazionali in entità sopranazionali di tipo commerciale (WTO, GATT) e di tipo politico-economico (Comunità Europea), a cui delegare il ruolo di policy makers, sulla base di un principio di sussidiarietà che rende tutti più forti e semplifica il rapporto cittadino - apparato amministrativo.

Anteprima della Tesi di Annalisa Pireddu

Anteprima della tesi: Marketing territoriale per lo sviluppo locale: il caso ''Corallo e Nuraghi'', Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Annalisa Pireddu Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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