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Esperienze di teatro e terapia in Italia dal 1990 al 2002

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15 partecipanti in grado di “esprimere e rapportarsi con i problemi che incontreranno o per mantenere il benessere e la salute del cliente” (JONES 2000, p. 6). La disciplina si presenta quindi, attraverso l’utilizzo di tecniche verbali e non-verbali, come valido approccio nella costituzione di una sana identità individuale, un importante metodo di “gioco e lavoro che utilizza metodi attivi per facilitare la creatività, l’immaginazione, l’apprendimento, intuizione e crescita” 17 , secondo una recente definizione della BADth, l’associazione britannica che rappresenta i drammaterapeuti e disciplina le loro pratiche professionali. In realtà, non è facile impresa dare una corretta e sintetica definizione di una disciplina che sin dall’inizio si caratterizza per il suo estremo eclettismo, sia per quanto riguarda le fonti di riferimento, che coinvolgono entrambi gli ambiti teatrali e terapeutici, sia gli strumenti usati, che spaziano dall’ambito teatrale a quello, più sfuggente e indefinito, della drammatizzazione. Minimi spostamenti di prospettiva paiono dare slittamenti di senso e definizioni diverse. Il drammaterapeuta italiano Salvo Pitruzzella, ad esempio, descrive la drammaterapia come: “una terapia creativa, centrata sull’uso artistico dell’immaginazione e sull’uso espressivo del corpo” (PITRUZZELLA 2000, p. 196), centrando apparentemente l’attenzione sul processo artistico più che sul risultato terapeutico. Altri drammaterapeuti, pur tornando a sottolineare l’intento curativo della disciplina, attribuiscono gran parte della bontà terapeutica della stessa non tanto agli strumenti a mediazione psicoterapeutica, quanto al “potenziale ‘terapeutico’ che ogni cultura ha riconosciuto ai processi e alle tecniche e drammaturgiche” (CAVALLO 2001, p. 127). Il dibattito e lo scambio di opinioni su un’uniforme definizione del termine prosegue tuttora assai vivacemente. La causa può essere parzialmente ricercata nella continua evoluzione della disciplina e della sua pratica e dunque delle definizioni a essa correlate. Ma soprattutto, come nota Meldrum, drammaterapeuta inglese, la discordanza tra differenti versioni può essere ricondotta a una frattura interna al pensiero attorno alla disciplina, causata sai drammaterapeuti stessi. Poiché, come afferma l’autrice stessa, “Some want dramatherapy to declare itself as a therapy based on theatre art; others wish to declare dramatherapy to be a form of psychotherapy” 18 (MELDRUM 1994, p. 18). Una differenza di prospettive che non porta, nella mia opinione, a una netta separazione metodologica tra le diverse ottiche adottate quanto piuttosto a una diversa focalizzazione in 17 Citazione tratta dalle informazioni contenute nel sito web www.dramatherapy.gr aggiornato al 3 gennaio 2003. 18 “Alcuni vogliono che la drammaterapia si dichiari come una terapia basata sull’arte teatrale, altri vorrebbero indicare nella drammaterapia una forma di psicoterapia”. Per approfondire i termini del dibattito, cfr. “Historical background and overview of dramatherapy” di Brenda Meldrum in JENNINGS 1994 b , (pp. 12-27), in particolare alle pp. 16-19.
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Esperienze di teatro e terapia in Italia dal 1990 al 2002

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Mattei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Maria Ines Aliverti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 215

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