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Esperienze di teatro e terapia in Italia dal 1990 al 2002

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4 Dal training fisico, che rinsalda il gruppo livellando le differenze tra comportamenti ‘normali’ e non, e attraverso giochi d’improvvisazione, ecco emergere i vissuti individuali, emozioni, eccessi e follie personali. Un successivo montaggio concorre alla creazione degli spettacoli finali, tra i quali ricordiamo Matt-beth (1996), Crucifige e Storie di Augusta (1998), Matt- atoio (2001), Ardito Giulio Romano Italico Muscolin (2002). L’Accademia della Follia si propone al pubblico e al mondo dello spettacolo come compagnia teatrale autonoma e sottoposta alle stesse leggi di mercato delle compagnie teatrali di tipo tradizionale. Riserva però, agli attori coinvolti, libertà di partecipazione e rispetto per la patologia o per il disagio in atto. L’esperienza teatrale che Misculin offre ai ‘matti’ contiene in sé elementi terapeutici e apre nuove possibilità di recupero per i disagiati che vi partecipano. Secondo l’attore, il teatro può far star meglio una persona perché: “Il teatro è uno sfogo, mi fa capire un po’ chi sono, mi permette di analizzarmi fisicamente, comunico agli altri attraverso la messa in scena, mi chiamano attore (il ruolo è una delle colonne della ricostruzione dell’uomo)” (ivi, p. 107). Un incontro voluto e ricercato, perché carico di valenze di riflessioni sulla società e sul comportamento umano, con il mondo della follia è stato intrapreso più di venti anni fa anche dallo Stalker Teatro, che ha sede a Torino. Parte dell’attuale nucleo artistico si formò nel 1975 nel Collettivo dell’Accademia di Belle Arti di Torino, per fondare l’anno successivo la Cooperativa “Compagnia del Bagatto”, compagnia professionale di teatro per ragazzi. La cooperativa, che muta nel 1981 la denominazione in “Gruppo di Ricerca Teatrale del Bagatto”, dal 1980 a oggi è coordinata e diretta da Gabriele Boccaccini. Dall’inizio, l’arte, non solo teatrale ma anche visiva e multimediale, si presentò come spazio libero “messo a disposizione per la diversità dell’espressione” (BOCCACCINI 1999 a , p. 101). La ricerca del gruppo si estende anche all’ambito del disagio con l’avvio, nello stesso anno, di un progetto di collaborazione con l’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno e Grugliasco. Il rapporto con i residenti della struttura si rivelò prezioso, non tanto per questi ultimi in un’ottica di recupero sociale e riabilitativo, quanto come spunto di riflessione e confronto per il cammino artistico della compagnia. Il pluriennale rapporto con emarginazione e follia, che continua a tutt’oggi, è così motivato da Gabriele Boccaccini: “La scelta di operare in un’istituzione totale non è poi così estranea dato che, a ben vedere, anche il mondo dello spettacolo, cui il teatro e l’arte in genere sono costretti ad appartenere, può risultare estremamente limitativo e coercitivo. Quindi l’identificazione dell’artista, più o meno represso, nell’utente, più o meno ribelle, o viceversa, risulta possibile dato il malessere comune nei confronti dei ghetti in cui si trovano reclusi; sebbene, ovviamente con diversi rapporti di forza”
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Esperienze di teatro e terapia in Italia dal 1990 al 2002

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Mattei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Maria Ines Aliverti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 215

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