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L'amministrazione della giustizia alla caduta della Repubblica di Venezia. Problematiche in una fase di transizione (1797-1806)

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suo predecessore Marco Foscarini invitava a “impedir le novità perniziose e a lassar le cose come le stà”. La politica di non-intervento nelle guerre europee culminerà nella dottrina della “neutralità disarmata”, osteggiata da una buona componente del ceto patrizio 3 , anche se occorre rilevare che su questo punto giocarono essenzialmente le ragioni dell’economia: armare infatti avrebbe significato compromettere il risanamento del bilancio, operazione perseguita con ostinazione da mezzo secolo. L’idea di una fine della Repubblica cominciava però a farsi strada, non solo presso le cancellerie estere (soprattutto presso quella austriaca che aspirava a subentrare nel controllo esclusivo dell’Adriatico), ma anche nella maggior parte degli stessi governanti veneziani 4 . Il nuovo ciclo storico segnato dalla Rivoluzione francese e dall’ascesa di Napoleone Bonaparte e i conseguenti eventi internazionali che coinvolsero le massime potenze europee avrebbero travolto quell’entità passiva che era ormai diventata la Repubblica di Venezia 5 . … (omissis) … cit., p. 4. Il clima politico di quegl’anni in Piero Del Negro, Proposte illuminate e conservazione nel dibattito sulla teoria e la prassi dello Stato, in Storia della cultura veneta ... cit., Il Settecento vol. 5/II, pp. 123-145. 3 Fra tutti ricordiamo Francesco Pesaro, futuro commissario imperiale austriaco. 4 D. Beltrami, Storia della popolazione ... cit., pp. 71-79, individua proprio nella decadenza demografica della classe dirigente una delle cause della caduta. I nobili si erano ridotti negli ultimi decenni del ‘700 intorno alle 3.400 unità: si riscontrava quindi un affievolirsi delle energie preposte alla direzione del governo. Neppure le numerose aggregazioni alla nobiltà effettuate fra il 1627 ed il 1788, pari a 107 nuove famiglie (corrispondenti a 500-600 persone), avevano alterato il rapporto con il resto della popolazione: la percentuale dei nobili era scesa al 2,4%, mentre la massa del basso popolo ammontava al 93,6%. Anche la classe funzionariale, i cosiddetti “cittadini originari”, che rappresentavano al momento della caduta il 3,6% della popolazione, erano diminuiti di quasi la metà nel corso dei secoli XVII° e XVIII°. Soprattutto per l’aumento della mortalità infantile, a Venezia “le classi d’eta giovanile, specie negli ultimi 50 anni del XVIII° secolo, si fecero relativamente meno numerose e la popolazione complessiva risultò in fase di lento invecchiamento” (p.192). 5 Una descrizione della rivoluzione francese vista con gli occhi critici di un patrizio veneziano è contenuta nel saggio di Giovanni Pillinini La Francia rivoluzionaria nei dispacci di Almorò Pisani (1790-92), in Studi Veneti ... cit., pp. 349-357. Viceversa è uno straniero che assiste alla caduta della Repubblica nel saggio di Giovanni Stiffoni La fine della Repubblica nei dispacci diplomatici dell’ultimo ambasciatore spagnolo a Venezia, id., pp. 359-367.
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L'amministrazione della giustizia alla caduta della Repubblica di Venezia. Problematiche in una fase di transizione (1797-1806)

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Informazioni tesi

  Autore: Lorena Dei Rossi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giovanni Vittorio Signorotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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diritto veneto
dominazione austriaca
magistratura veneziana
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repubblica di venezia
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